Studiare SEO con strumenti a pagamento senza comprarli

copertina evento SEO GT Idea Settimana della Formazione

Lo scorso Novembre ho avuto l’onore di fare da relatore ad un evento della GT Idea, la settimana della formazione.

Ho presentato una relazione dal titolo

“Studiamo la SEO con strumenti a pagamento…anche se non ce li possiamo permettere”.

L’obiettivo della mia relazione era quello di fornire due spunti di riflessione:

1- Per chi si avvicina al mondo SEO gli strumenti gratuiti possono essere validi alleati per studiare e cercare di capire il perchè delle cose.

2- Ci sono gli strumenti di Google e ci sono gli strumenti che cercano di stimare i dati di Google (tipicamente gli strumenti che cercano di segnalare il ranking delle kwyword nelle SERP.

Infine ho proposto una “traccia” che chi si avvicina alla SEO può usare per impostare lo studio di un sito.

Il primo punto è piuttosto auto-esplicativo.

Sul secondo vorrei soffermarmi un secondo.

Prova a riflettere su quale sia lo strumento che hai a disposizione, gratuito che ti da i dati più precisi riguardo ad esempio il ranking delle tue keyword.
Ci siamo?
Lo strumento per webmaster di Google. Non ci avevi pensato vero? Ti è venuto in mente altro… (per esempio Rank Tracker).

Non è probabilmente facile per chi si avvicina allo strumento capire dove guardare nel wmt, per capire come si stanno posizionando nel tempo le nostre chiavi, per questo ho cercato di spiegarlo con il mio intervento.

 

Gli strumenti che studiano il ranking delle keyword probabilmente anni fa non avevano la vita troppo difficile, poi però Google è evoluto rendendo la vita molto più difficile a questi software.

Cosa significa tutto questo?
Pensiamo al Google di 10 anni fa, te lo ricordi?
Tu scrivevi una ricerca e lui ti forniva risposte, DIECI ALLA VOLTA, secondo i suoi calcoli.

Se volevi fare uno strumento per studiare il posizionamento non dovevi fare altro che chiedere “in modo diverso” a Google i dati, potevi passare tramite il tuo software una keyword, un dominio, e il tuo software non doveva fare altro che contare in che posizione incontrava il dominio per la prima volta… “tutto sommato facile no?”. E il bello è che quello che vedevi tu a casa tua valeva per tutta l’Italia.
Poi però Google è evoluto, i dieci snippet non sono più stati dieci, principalmente con l’introduzione della Universal Search Google ha mescolato i risultati dei suoi motori verticali (Google “web”, Google Immagini, Google Video, ecc)…
Se oggi cerchiamo un prodotto che è in vendita in un e-commerce potrebbe accadere che si attivi Google Shopping, che in passato non esisteva. E se effettuiamo la ricerca in una città dove esiste un negozio che vende quel prodotto, probabilmente Google sarà in grado di indicarcelo. Questo significa che se un mio alter-ego stesse vivendo la mia stessa vita in un altro posto del pianeta, ma anche in una città diversa dala mia, e se anche in questa “seconda” città esistesse un negozio che vende quello stesso prodotto, ecco che il mio alter-ego vedrebbe un risultato simile al mio ma diverso. Probabilmente ognuno di noi con l’indicazione per raggiungere il negozio più vicino a lui.
Se io lanciassi il mio softtware allora, cosa dovrebbe ritornare come risultato? Di quale città dovrebbe mostrarmi il risultato? E sarebbe quello giusto?

Assolutamente NO.

Il rischio che correrei è di ottenere una serie di dati che sono inficiati dalla località dalla quale ho lanciato il mio programma. Per fare un esempio…

E Google come fa a dirci i dati giusti? Semplice.
I DATI SONO DI GOOGLE.

Google è in grado, anche molto semplicemente, una volta che ha costruito la risposta di “appuntarsi” in che posizione è stato mostrato il risultato.

Ed infatti è proprio questo il dato che si vede dagli strumenti per webmaster di Google, la MEDIA delle posizioni occupate dalla pagina che mi interessa a fronte delle ricerche.
Non solo mi mostra un numero medio, ma mi dice anche come lo ha composto…
Il risultato potrebbe essere in pos. media 2 perchè è apparso 1 volta in posizione 3 , una volta in posizione 2 e una volta in posizione 1.
Nello studiare questi risultati spesso non ci interessa sapere un dato puntuale, quanto piuttosto capire in che modo si sta evolvendo il posizionamento del keyword set sul quale sto lavorando.

 

Nell’intervento ho poi mostrato un software che si occupa di crawl, Screaming Frog.
E’ uno strumento molto utilizzato perchè si rivela molto comodo per analizzare lo stato di salute di un sito. Chi vuole studiare SEO può usarlo per capire quali sono i punti fondamentali dello studio SEO ON SITE di un sito.
Nell’intervento lo abbiamo visto una sezione alla volta riflettendo su cosa significassero le differenti sezioni.

Abbiamo poi studiato quella che si definisce SEO OFF SITE.

Lo abbiamo fatto con il software majestic (ex majestic SEO) ed abbiamo visto come si può ottenere molti dati da Majestic senza avere un abbonamento attivo.

Abbiamo capito come fare ad ottenere informazioni preziose per studiare e il nostro sito e la materia “backlink”.

 

L’intervento si è concluso con un esempio di studio di keyword strategy fatto con SEMRUSH, senza un abbonamento attivo. Abbiamo visto come chiedere i dati in modo da non perderli.
Che dati ci vengono forniti e come andrebbero studiati in modo critico per comprendere quali contenuti produrre.

 

Sono seguiti 50 minuti di domande! Segno che l’intervento è piaciuto.
Una grandissima soddisfazione =)

Buon lavoro e buona SEO!
Se hai domande non esitare a scrivermi 🙂

 

Le slide che ho presentato le trovi su slideshare

 

 

 

 

Define: SEO

Ho recentemente avuto il piacere di ricevere da un noto SEO Italiano +Andrea Pernici una richiesta un po’ speciale…

Qual’è la tua definizione di SEO?

La sfumatura che si cala dietro la sua richiesta è, per chi ne sa apprezzare il sapore, molto interessante.

Dentro a queste TRE lettere si racchiunde un mondo vastissimo, di professionisti e aspiranti tali, di persone colte e di fatucchieri,

La SEO (il link ti porta alla pagina dove comparirà anche la mia definizione!) non è qualcosa che solamente la si può vivere da dentro, quando ci si lavora, ma crea un Eco attorno a se molto interessante.

Un’eco misteriosa, che aimè da proprio spazio ai SEO-Fatucchieri, è però comunque interessante vedere l’enorme divario che c’è nella percezione delle persone che non se ne occupano

in prima persona, che vedono davanti alla loro possibilità di apprendere quest’arte, un muro invalicabile fatto di tremendissima ed inarrivabile scienza.

Avendo un background informatico forse arrivare a capire le parti più intime che compongono la SEO non è per me poi così inarrivabile, però ho la fortuna di riuscire anche ad averne abbastanza distacco da intravvedere come se ne fossi lontano, i suoi vari elementi componitivi.

E’ particolare quando si lavora su un progetto accorgersi che ci si sta spingendo in profondità in questi elementi “finiti” di attività che compongono una ottimizzazione SEO.

Ed è facile rendersi conto che il rapporto causa effetto di alcuni interventi sia molto più semplice, più arrivabile di altri.

Credo che chiunque stia leggendo questo articolo capisca il senso di dare come titolo alla pagina una frase che ne riassuma il contenuto, è un modo a noi umani molto comune di riassumere le cose… ed è molto facile intuire che se noi “passiamo” qualcosa poi ci sarà “qualcuno” (o melgio qualcosa) che analizzerà i nostri dati e gli darà un peso.

Mano a mano però che ci allontaniamo da concetti comprensibili tendiamo ad avvicinarci all’inormatico esoterico…
Ci chiediamo quanto sarà importante mettere la parola chiave che mi interessa in grassetto, e cerchiamo di ragionare su come addirittura “soppesare” questi interventi, spesso all’interno di progetti corposi per i quali alla fine della fiera quel grassetto davvero non valeva nemmeno il tempo di esser ragionato.

Capire la SEO non serve per forza per diventare SEO, ma può aiutare a capire come muoversi quando si ha a che fare con il mondo “online”.

Per esempio nella mia esperienza personale di atleta marziale, aver capito come funzionava un passo nel tai-chi chuan mi ha permesso di muovermi con fluidità mentre praticavo in Aikido lo stesso passo…era la stessa identica cosa, serviva alla stessa identica cosa, ma la si applicava in un contesto diverso.

E così credo sia in tutta la nostra vita.

Impariamo con più facilità le cose di cui abbiamo già avuto percezione in passato, con le quali possiamo fare dei collegamenti del tutto nostroi e che ci rendono in grado di fare questo immenso universo, finalmente NOSTRO.

 

Per me la SEO: è la disciplina informatica che si occupa dell’ottimizzazione dei siti web al fine di dare valore aggiunto al business dei propri clienti online. Un SEO non guarda solo “dentro” al sito web, ma lo vede come uno degli elementi che costituiscono il mix degli strumenti di marketing a disposizione, cerca di bilanciare le attività da svolgere con il budget a disposizione al fine di massimizzare i risultati.
Essere SEO per me significa essere come uno Chef.
Per fare dei buoni piatti bisogna saper scegliere il giusto mix di ingredienti da cucinare ai propri clienti.
C’è chi serve cibi precotti, veloci da preparare ed insaporisce con salse di dubbia provenienza…c’è chi sceglie solo ingredienti genuini, senza controindicazioni per chi si siede alla sua tavola e che per preparare buoni piatti chiede il tempo che serve…

Il SEO Zen :
“Si Aspetta il cambiamento,
accetta il cambiamento,
si adatta al cambiamento,
adotta il cambiamento.”

Se come SEO la pensi così: “la SEO è uguale per tutti… per me un po’ di più”
Allora sei quel tipo di Chef a cui non darei mai in mano la dieta dei miei figli.

Ho notato che nella lista SEO di Andrea Pernici qualcuno prima di me ha già parlato di cibo… sarà stata la co-occorrenza del sopraggiungere dell’orario di pranzo? 🙂

 

Fino ad oggi ho incontrato molte persone che lavorano in questo bellissimo mondo, è un modo in parte ignoto e questo lo rende affascinante ed “infinito

Ho avuto modo di incontrare SEO Fatucchieri ed ho avuto modo di incontrare anche chi mi ha reso in grado di capire dove queste “magie” erano bacate…

Quale fosse l’origine del  loro stesso inganno
E’ stato davvero un qualcosa di molto interessante e devo ringraziare in particolar modo tre persone che mi hanno permesso di trovare le incrinature di quello specchio magico:

Marco Quadrella, Andrea Pernici, Giorgio Taverniti.
Grazie ragazzi, davvero.

La cosa interessante è che davvero le regole del gioco sono sempre le stesse, se vuoi cambiarle puoi farlo… ma se non giochi con le regole di tutti poi non ti lamentare se qualcosa va male.

A+B=C , B+A=C.

Non se ne scampa.
Se credi che “con il tuo particolare stratagemma” riesci a far dare più valore a C cambiando l’ordine degli addendi.. qualcosa ti sta sfuggendo di mano.
Riparti da capo e cerca di ritrovare la strada.

Sulla Settimana della Formazione

Sull’utilità della “settimana della formazione” #7formazione

imparare a fare SEO con la settimana della formazione
Nel panorama italiano stanno comparendo sempre più proposte formative.
E’ un dato di fatto…vedo parlare di formazione SEO un pochino ovunque.
Nella nostra Italia, ricchissima di partite IVA, c’è un mondo di liberi professionisti che necessitano di formarsi e di aggiornarsi.

La formazione è da sempre molto redditizia, anche nel mio passato svariati corsi ECDL mi hanno dato le basi economiche per permettermi di studiare SEO con professionisti seri. E per come sono fatto, prima di iniziare a lavorare ho voluto avere le spalle coperte e ho chiesto la loro consulenza per i miei primi lavori (se stai iniziando…e non vuoi fregare i tuoi clienti pensa a questa possibilità).

Il mondo informatico da sempre è stato molto veloce, sono nate negli anni e sempre sarà così… nuove idee per semplificarci la vita, o come diceva Oscar Wilde in riferimento al matrimonio… a risolvere problemi che se non ci fossimo sposati non avremmo mai avuto.

Questo da spazio alla specializzazione e alla possibilità di padroneggiare le novità…da la possibilità di diventare ESPERTI!
In Italia ci sono esperti veri ed esperti finti.

Gli esperti veri sono secondo me quelli che si sono specializzati in un tema (o un comunque un numero limitato di temi) e lo padroneggiano con consapevolezza, che conoscono anche cosa c’è attorno a loro e quali abbinamenti della loro nicchia funzionano meglio con ciò che li circonda.
Gli altri sono quelli che si dichiarano esperti…

Resta comunque il fatto che in ognuno di noi c’è il desiderio di padroneggiare gli strumenti con cui ci interfacciamo di giorno in giorno. Ci da sicurezza, ci rende efficaci.

E quindi la formazione ci risulta utile per conoscere nuovi mondi o per approfondire il nostro stesso mondo…che spesso è così vasto che non basta una vita a per vederlo tutto.

Io mi occupo di SEO, mi affascina e mi appassiona.
Mi verrebbe da dire…cosa c’è di più vasto della SEO? Ma forse chiunque potrebbe dire lo stesso di ciò di cui si occupa no?! 😉

Nel panorama italiano ho trovato tantissime persone interessate alla SEO, ho trovato molte community, e per quel poco che conto…una sola di queste mi viene da considerarla la vera CASA che ospita chi vive di SEO.

E’ La community che ruota attorno al Forum GT.
Una casa dove ogni uno di noi può decidere di stare il tempo che vuole e impreziosirla con il proprio contributo, alla fine i forum vivono di questo no? 😉

In questa community ho avuto modo di conoscere persone che reputo ESPERTE (quelli di cui parlavo prima), la capacità di chi ha fondato le basi di questa casa è, credo, anche quella di saper tenere vicine le persone che in Italia si sono sapute distinguere, ciascuna nella propria nicchia di competenza.

E sono probabilmente le persone più capaci che nei giorni della settimana della formazione condividono il loro sapere…una bella possibilità non trovi?

Ieri ho avuto modo di partecipare all’intervento di [gplusnamelink id=”105760799748588237847″ name=”+Mariachiara Marsella”]Mariachiara Marsella, parlava di un tema basilare quale lo studio delle SERP (Search Engine Result Pages).
Un tema che avrei anche potuto dare per scontato…forse…
invece (per fortuna) mi sono messo in ascolto, e alla fine di quell’oretta mi sono sentito arricchito (ed ho deciso di scrivere queste quattro righe).

Come mi è capitato di sperimentare nella pratica delle arti marziali, un differente grado di preparazione permette di “vedere” dettagli più profondi.

Così è quando si ascolta qualcuno che ne sa più di noi…
Se partiamo da zero forse ci sentiremo come dopo un’abbuffata e “non ci sta più nulla”…in questo caso avere accesso alle registrazioni è molto utile perchè è facile perdersi dei passaggi mentre si ragiona sul passaggio precedente, o perchè essendo appunto alle prime armi, riascoltare uno o due giorni dopo la “lezione” ci permette di sedimentare quanto appreso…

se qualcosa già sappiamo scopriremo molte cose nuove…non solo tecniche ma anche, probabilmente, metodologie nuove.
Se siete già competenti … beh lo sapete già da voi 😉

Se anche non conosci i nomi dei relatori non ti preoccupare, chi le ha scelte, per te, sa il fatto suo 😉
E fino ad ora mi è sempre capitato di vedere che le persone a cui viene affidato uno spazio in questa rassegna danno sempre il massimo!

La settimana della formazione ha un taglio didattico, tratta di temi anche molto diversi, afferenti a campi diversi…per questo per me è molto interessante mettere gli auricolari ed ascoltare…
Non si finisce mai da imparare…
specialmente se si SEO di non sapere 😉

 

 

p.s. per accedere agli incontri ti potrà aiutare sapere che puoi accedere dalla pagina del GT Master Club …leggi la parte in alto 😉

Adwords: come si calcola da oggi il punteggio di qualità nella rete di ricerca

Sono state fatte delle modifiche al sistema di Rank di Adwords

Il sistema utilizzato da Adwords per calcolare il rank di un annuncio su adwords ( quindi per determinare il suo punto di apparizione in una SERP) fino ad oggi (nella rete di ricerca) veniva calcolato utilizzando come parametri: Quality Score e puntata massima nel CPC.
Da oggi oltre questi fattori verrà preso in considerazione anche un parametro che è molto meno matematico e molto pià a vantaggio di Google che si chiama “aspettativa di impatto” di una estensione o di un sitelink . Il punteggio di qualità dell’annuncio ha inoltre preso un peso maggiore per determinare se il tuo annuncio verrà o meno pubblicato con estensioni e sitelink.

  • I formati dell’annuncio possono ora influenzare il posizionamento dell’annuncio stesso nel risultato di ricerca, se ci sono quindi due competitor che hanno stesso punteggio di qualità e stessa puntata allora verrà mostrata l’annuncio che ottiene la migliore possibilità di impattare positivamente al cliente con le proprie estensioni (positive expected impact), questo farà si che gli annunci con la miglior aspettativa posizioneranno meglio.
  • Il modo in cui Google dichiara di stimare questo impatto è ovviamente la RILEVANZA, il click through rate, e l’importanza delle estensioni o dei formati nella pagina di risultato.
  • Visto che il punteggio di qualità dell’annuncio è divenuto più importante, è fondamentale lavorare per far si che si alzi il quality score, o la puntata, o entrambi per far si che le estensioni e i formati appaiano (Solo che il caro Google sa che ovviamente chi lavora con Adwords ha già cercato di fare del suo meglio per ottenere un buon punteggio di qualità, quindi non resta che spendere di più…cosa ancora più vera per chi non ha nessuno che gli ottimizza le campagne su adwords…).
  • Google vedrà di far apparire ad ogni asta la vostra miglior (più performante) combinazione di estensioni e formati tra quelli a disposizione quindi smettetela di ipotizzare cosa è meglio per voi stessi… ci pensiamo noi! (sig…)
  • E’ probabile che tu veda abbassarsi (seeeeeeeeeee) o alzarsi (va la!?) la media del CPC nel tuo account. Se vedrai abbassare questo valore dipende dal fatto che hai fatto bene i compiti a casa e i tuoi annunci (ed estensioni) sono rilevanti per il criterio di ricerca e ci aspettaiamo un forte e positivo impatto delle tue campagne nei confronti dei tuoi competitors! Siamo però costretti a confessarti che può anche succedere che vedrai alzarsi il CPC perchè i tuoi compagni di classe hanno fatto i compiti meglio di te…
  • Per ora, questo aggiornamento vale solo per la rete di ricerca.

Il natale si avvicina…con tanti auguri da parte di Google, Buone feste a tutti! …

Fonte

E-commerce Strategies

e-commerce strategies copertina

Sabato sono stato all’evento organizzato dal fantastico team di GT Idea : “E-commerce Strategies” ecco cosa mi sono portato a casa…

Il primo a parlare è stato G. Cappellotto.

Un intervento che riassumerei così:

Se vuoi aprire un e-commerce devi conoscere molto bene la tua realtà aziendale e i processi che la coinvolgono, solo così potrai non far parte della maggior parte degli e-commerce che chiudono 2 anni dopo l’apertura

Partiamo dal concetto di chi sono gli utenti di un e-commerce, o meglio ancora, siamo lungimiranti, chi saranno i nostri utenti? Nel 2013 si prospettano vendite sopra il miliardo per quanto riguarda le vendite smartphone e tablet, mentre per i PC normali si parla di 350 Milioni…(extremetech.com)

La domanda da porsi è ovvia…cosa comporta avere uno smartphone tra le mani?

Tante tante cose…specialmente nell’e-commerce, basti pensare che il 95% delle intenzioni di vendita nascono online.

Chiaramente la vendita online comporta molti problemi per noi italiani, visto che il nostro mercato è principalmente composta da piccole e medie imprese, che G.C. Chiama “Poor Players”.

Per avere infatti un negozio virtuale non basta “esserci”…bisogna che tutti gli ingranaggi funzionino a dovere, cosa che ovviamente richiede un certo investimento…c’è da chiedersi quindi…siamo disposti ad affrontare questo investimento?

Una cosa interessante di cui parla G.C. è di come tra di noi nella società in cui viviamo ci co-influenziamo a vicenda, e di come questo tenda ad appiattire le scelte facendole convergere.

Cosa bisogna conoscere del proprio business ci si chiederà? A suo avviso 5 metriche sono importanti:

 

5 cose da tenere in considerazione
5 cose da tenere in considerazione

 

Queste metriche devono servire ad una cosa sola: rispondere alla necessità di FARE SOLDI…

e a questo punto la presentazione a mio avviso ha iniziato a prendere una brutta piega in cui l’oratore è partito con una digressione sull’essere sessista, sionista e “bushano” che a mio avviso avrebbe decisamente potuto risparmiarsi e che ho trovato davvero penosa.
Non dovendo valutarlo per le sue doti umane…mi tappo il naso e avanti.

Il problema o l’errore che nel complesso mi pare si trovino ad affrontare la maggior parte dei gestori di e-commerce sta nel fatto che non viene posta attenzione sui punti fondamentali della loro attività EX-ANTE ma che si corra ai ripari solo quando le cose vanno già male e non prima magari per pianificare le attività che ci vedranno coinvolti.

Come a fine giornata dirà Andrea Boscaro in questo modo si rischia di fare una maratona ma di sbagliare strada prima di tagliare il traguardo.

Un buon consulente dovrebbe quindi, se cercato in tempo, permettere ai clienti di valutare quali siano le giuste strategie e metriche su cui porre la propria attenzione.

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Bisogna aver cura di identificare i clienti cosa che spesso non viene fatta nemmeno da chi ce l’ha e la porta avanti l’attività, convinto che la risposta più intelligente alla domanda “chi sono i tuoi clienti” sia TUTTI!

Solo una volta individuati i clienti del mio e-commerce potrò valutare come soddisfarne i bisogni, e come impostare quindi la mia offerta.

Fondamentale ricercare in tutto questo la ripetibilità e la scalabilità dei miei processi di vendita.Specialmente quando parto da un negozio fisico non posso incorrere nell’errore di ampliare il mio mercato, investire per acquisire nuovi clienti e poi trovarmi una filiera NON in grado di soddisfare tutte le nuove richieste!

 

G.C Termina l’intervento con 8 consigli, la copertina del suo libro e una slide con i suoi contatti:
www.giovannicappellotto.it per chi volesse approfondire la conoscenza.

APPLAUSI…

And the next is Alessio Sbrana di b2commerce.it,

che a fine intervento verrà ribattezzato “L’uomo che sussurrava agli Jedi”. Ci ha parlato di E-commerce e Mobile, mostrando davvero tanti numeri ma con la capacità di renderli fruibili e sensati, non una sbrodolata di percentuali come altre volte mi è capitato di dover ascoltare…Bravo Alessio!

I primi dati che ci snocciola se avessero dei sottotitoli direbbero “Cari miei se non avete un buon reparto mobile, è meglio che ve ne dotiate presto, altrimenti farete la fine della morte nera”

Il 57% degli utenti ad esempio sconsiglia un sito che ha un mobile scadente…ed a me è venuto in mente proprio quello che mi è successo pochi giorni prima quando mi è stato mandato il link del mio ottico per posta elettronica, io ho visto quel link mentre ero in giro, ho aperto il link dal mio smartphone e… sono inorridito… 🙂

Le aziende si devono dotare di strategie mirate esclusivamente al mobile che vive di fenomeni a se stanti e diversi dal canale tradizionale che può essere inteso come il PC…

Eh si perchè pare che oramai tutti fanno uso di mobile mentre si preparano a fare un acquisto su internet ed anzi…spesso tramite mobile si ottengono vendite “non previste dal compratore” che vivono di panza…ovvero vivono del noto effetto di scarsità delle risorse che a quanto pare sul mobile viene percepito con maggiore forza.

Google che come sappiamo cerca sempre di farci avere i risultati migliori ha ben pensato che chi fa ricerce con uno smartphone/tablet è interessato a cose che sono “leggermente diverse” da chi cerca da un pc…ecco allora che fornire serp diversificate ha molto molto senso…

Non solo ottimizza lo spazio che ha a disposizione per darci dei dati (quindi eliminando immagini se queste sono “di troppo” o massimizzando la dimensione di una mappa se questa è ritenuta esser “la miglior risposta”) ma cerca di interpretare anche quelle che possono essere le nostre necessità…

Ecco allora che se cerco una pizzeria, forse è il caso di mostrarmi tra i risultati un locale dove andare a cena, oppure una pizza che faccia consegna a domicilio, mentre se cerco da mobile forse è il caso di “farmi notare” che ce n’è una proprio qui vicino a pochi metri…e che magari è aperta proprio adesso…e magari mostrandomi un numero di telefono che il mio apparecchio sia in grado di gestire…

Come fare quindi per esserci nel mobile?

Ci sono 2 strade:
La Forza e il lato osc…

App o versioni mobile.

  •  La app ha di bello che è chiaramente pensata e strutturata ad hoc con tutto quel che ne deriva…

d’altro canto è costosa, spesso viene sviluppata solo per un solo device e, a meno di “marketplace” non viene considerata da Google.

  • La versione mobile ha al suo interno varie strade percorribili: Dynamic serving, sito responsivo o sito parallelo. Nei primi due casi si possono avere le stesse URL mentre nel secondo caso no.

La soluzione che mi è piaciuta di più è sicuramente quella della responsivitivitività.

In generale ciò che conta qualsiasi strada si decida di prendere è comunque TESTARE L’USABILITA’ di quel che si propone agli utenti…come dice Alessio tutto deve essere a “semplice stupido e a misura di pollice”.

Nello studio bisogna porre molta enfasi al layout, al checkout (ricordiamoci che stiam parlando di commercio elettronico) alle form (dando per esempio le tastiere più adatte ai contesti [che figata])

e alla strutturazione delle mail.

seguono…

  • foto di star wars divertente, foto di star wars divertente, foto di star wars divertente.

In generale, se proprio non ce la si fa a star dietro a tutto…almeno diamo come versione mobile la homepage e la pagina contatti…

Che il mobile commerce sia con voi…

Applausi! E tanti sorrisi per chi conclude scusandosi per le tante foto di Star Wars ma…

Il 4 Maggio è la giornata mondiale di guerre stellari…

spero esista l’hashtag #noghecredo … =)

 

E’ il turno di Alessio Madeyski

comunque @madeale per i Twittaliani

…L’intervento di Alessio mi ha lasciato basito.

Forse perchè sono stato ben abituato da Giorgio Taverniti chenondicemaiparolacce…

Comunque devo dire che il buon @madeale (più comodo chiamarlo così, scusatemi) ha fatto un intervento andando dritto al punto, in modo molto molto diretto.

Lo riassumo così:

“Hai un sito? Bene! Fraccagli dentro un sacco di contenuti , di storie, di possibili interazioni, perchè io (cliente) non ne posso più di esser trattato male da portali sterili che non sono in grado di rendere la mia esperienza di navigazione più divertente del mettersi a leggere la lista degli ingredienti di un qualsiasi prodotto al supermercato”.

E mi potrei davvero fermare qui… perchè l’intervento è stato molto conciso.

Ma ripercorriamo con un pochina più di attenzione i punti da tenere sott’occhio:

I prodotti vanno messi il più possibile in correlazione con altri prodotti o categorie tramite link interni.

Bisogna creare storie e renderle trovabili e fruibili

Bisogna creare interazioni con i clienti che sono “tutto per noi” quindi “coccoliamoli” come dice sempre @RobTorresani. Possiamo crearne con i social, con i commenti, e a tal fine ottimo il “content-study”.

Bisogna creare connessioni, perchè il passaparola, di qualunque tipo esso sia, resta formidabile.

Usate Facebook? Bravi, analizzate le richieste implicite che vi fanno i vostri clienti nei loro interventi e valorizzateli!
Fine. Breve ma intenso,

Applausi!

p.s. Se avete un e-commerce che vende prodotti alimentari siete caldamente invitati a controllare che non esca nella description del vostro sito : “Cibo per animali”… WTF?! 🙂

 

E’ il turno di Giorgio Taverniti che nel suo intervento parla delle schede prodotto di un e-commerce.

Come al solito Giorgio se la cava stra bene, fa un elenco puntato di argomenti da trattare, li trita e li mette a soffriggere a fuoco lento, condisce il tutto con simpatia e chiarezza, una spolverata di nduja qua e la e l’intervento è bello che mangiato…Estiquatzi!

Vediamo se riesco a rimettere in fila qualche concetto.

Il primo punto trattato è un tema che a mio avviso sta molto a cuore a Giorgio… =)

I video devono essere visti come un modo per emergere nelle SERP in modo da proteggersi dal sempre più pervasivo Google Shopping.Una chicca che ci ha mostrato è la possibilità di emergere in SERP per più keywords, ovviamente sfruttando il posizionamento organico…non si parla di ppc. Oltre al posizionamento i video sono un metodo molto comodo per sostituire (o affiancare) la descrizione prodotti, dando informazioni che vengono meglio digerite dai clienti.

La digestione è molto importante!
E un altro ottimo digestivo sono le immagini. Queste ci aiutano a convincere un possibile cliente nell’intento di convincerlo che finalmente è arrivato nel posto giusto, che qui potrà finalmente rilassarsi e accomodarsi alla cassa.

Per ottenere questo devo esser stato in grado di mostrare bene il mio prodotto, dovrò porre molta attenzione prima a chiedermi cosa vogliono vedere del mio prodotto? Come posso comunicare il mio prodotto? (Fantastico l’esempio tratto da Zappos :

immagine borsa Zappos
la sua borsetta è larga 2 cm , alta 1 e costa 500,00€

 

Un altro tema caldo è quello dei Rich Snippets in @posit_it mi odiano per come lo pronuncio…

ma è senza dubbio un must-have. La miglior scorciatoia comunicativa in SERP per chi mostra contenuti testuali.

Giorgio continua passando dalle massime di Steve Krug e Seth Godin

(apprezzatissimo che nello screenshot di Amazon ci sia tra i prodotti proposti Starcraft II :D)all’uso dei pulsanti sociali…tutto ben mantecato in salsa “usabilità”.

Ricordiamo di porci queste domande

  • Cos’è ,
  • Cosa c’è qui,
  • Cosa posso fare,
  • Perchè non dovrei essere altrove?

Quindi quel che mi porto a casa è : Prima faccio in modo che una volta arrivati da me si sentano a casa, e poi li stimolo a parlare, a condividere le loro idee, ansie, paure, così da poter ascoltare cosa pensano e reagire, assistere, ancora una volta…coccolare.

E se invece che parlare con noi, volessero parlare con i propri amici dei nostri prodotti il motivo per cui lo faranno è semplice: o vogliono un parere, o vogliono fare gli sboroni 🙂

…A questo punto della giornata mi sono messo a ridere da solo…come spesso capita ai pazzi. Il fatto è che le mie sinapsi hanno collegato la slide di Giorgio all’intervento di Cappellotto in cui parlava della sua cliente che chiedeva aiuto per l’e-commerce hard, mi ha fatto un sacco ridere quindi il consiglio di Giorgio che suggeriva di mettere un box contenente la frase : “Vuoi chiedere un parere sul prodotto ai tuoi amici: Scrivi e chiedilo nel tuo profilo” … ehm scusatemi 🙂

Molto bello infine lo spunto su come rendere più intrigante la community che ruota attorno ai nostri prodotti. Con l’intento di farli identificare nella community, spingerli a contribuire dando loro valore!

 

Applausi per Giorgio!!!

Tocca a Marco Quadrella.

Ho avuto modo di ascoltare per la prima volta Marco Quadrella all’advanced SEO Tools di Bologna e lo reputo la persona più inadatta da ascoltare per tutte le persone che non hanno fiducia in se stesse e nella loro capacità SEO. Ricordo che sul treno nella via del ritorno a casa da Bologna il mio pensiero è stato…chissà se sono troppo vecchio per andare a zappare in un campo…

Scherzi a parte ammiro Marco, ha la capacità di spiegare in modo semplice e lineare scendendo in profondità e snocciolando problemi su problemi…bravissimo, la persona seduta accanto a me lo ha definito “una macchina”.
Ancora una volta non ha tradito le aspettative.

Nel suo intervento ci ha aiutato a rispondere porci meglio la domanda “Come fa lui ad essere lì?”

oh mio caro lettore, mi è davvero difficile riportare la sua spiegazione qui, primo perchè di suo è sintetico e va dritto al punto, secondo perchè non ne sono minimamente all’altezza.

Quello che riesco a ricordare rileggendo gli appunti è :
Controllare sempre se le mie schede vengono restituite (inurl: URL)

Per avere maggior accuratezza oltre a strumenti come gwt posso usare SPLUNK … “e sparare alle formiche col bazooka” :p

Posso cercare delle risposte alle mie azioni tramite “Visualizza come Google” nei WMT, (sezione Salute (e Benessere).

Un altra cosa che si può fare è cercare se google indicizza più volte i nostri prodotti!Visto che solitamente ogni prodotto ha un codice Marco giustamente sfruttando una combinazione di: site: e inurl si fa rispondere per capire se stiamo facendo lavorare troppo il motore di ricerca (che si arrabbierebbe), se gli stiamo facendo confusione(e si ri-arrabbierebbe) se stiamo disperdendo link juice (che non è bello) e siccome è molto permaloso in generale peggiorerebbe l’opinione che ha di noi…
Come si fa?!?
Bisogna semplicemente collegare ad un URL un prodotto (e tutte le sue varianti)…facile no? (@carotapacioccia sta ascoltando “I Feel so NOOB” su Spotify…)

Un aspetto da tenere a mente è come abbiamo strutturato il sito e come facciamo variare questa struttura nel tempo. Se tutto questo non bastasse bisogna andare più deep-inside… analizzare le pagine e studiare le metriche e gli anchor text, guardare chi ci sta attorno o nelle prime posizioni (dove vorremmo essere noi).

La bella notizia è che se siamo bravi a creare contenuti, verremo sempre premiati!

A questo punto “come di consueto” Marco  se ne esce con un

FINITO!

 

Applausi applausi applausi!!!

 

 

E’ il momento di parlare di Marketplace con Sergio Ravera!

Subito la chicca più interessante (per me)… essere su più marketplace e aumentare il numero di prodotti venduti equivale ad avere più costi da sostenere se non si ha un metodo intelligente di gestire la propria catena di vendita, ma se questa è ben oleata, possiamo avere dei benefit sui fornitori in quanto avremo più potere d’acquisto e questo ci permetterà di chiedere sconti maggiori…non male! Ma qui siamo già alla frutta…

Ripartiamo!

 

E’ il momento di Sergio Ravera di Artera, lo Spiderman dell’hosting.

Con un intervento intitolato “Internazionalizza ed Espandi il tuo Business Online tramite i Marketplace”

I tre M. che ha presentato sono Amazon, PixPlace (Che?!? Pixmania!…aaaahn!) ed infine Ebay.

Perchè vale la pena approdare su un Marketplace?
Sicuramente aumenta la nostra popolarità, e ci permette di andare a toccare mercati probabilmente a noi inarrivabili. Specialmente nel caso di mercati esteri abbiamo il vantaggio (tranne per Ebay) di non doverci occupare di scrivere schede prodotto in lingua dato che queste vengono personalizzati da Amazon stessa e non è possibile differenziarsi tramite esse.

Cosa ho capito io…

Che i marketplace vanno presi con molta attenzione, bisogna esser certi di avere una linea di vendita ottimizzata perchè nel momento in cui si inizia a vendere li si inizia a giocare in una competizione dove è fondamentale venir ben giudicati, altrimenti non si appare nelle posizioni utili per essere cliccati, ed addio fatturato. E’ quindi fondamentale che ogni transazione vada a buon fine evitando il più possibile di inviare tavoli da ufficio quando vengono acquistati evidenziatori… Occhio quindi agli EAN ERRATI!!! Se sono abituato a vendere 10 pezzi al mese e voglio competere in un mercato in cui riesco a venderne 1000 al mese devo essere pronto! Altrimenti meglio lasciar perdere.

Sia in Amazon che in Pixmania tutti i pagamenti passano da loro che POI (non è scritto maiuscolo a caso) pagano noi, quindi attenzione anche al problema di dover pagare fornitori prima di avere il pagamento del venduto!

Amazon ed Ebay ci permettono di vendere di tutto (Ebay è l’unico che ci permette di personalizzare anche le schede prodotto, quindi nel mio piccolo, la mia mente bastarda mi ha subito fatto pensare ad usare Ebay per girare la gente sul mio portale e-commerce…mah), PixMania ci permette di vendere solo ciò che GIA’ ha a catalogo.

p.s. Ebay per altro ci richiede Paypal, quindi doppie commissioni, Olè!

Arrivati alla fine di questa splendida giornata ecco l’ultimo intervento

Andrea Boscaro di The Vortex.

Andrea secondo me ha fatto teatro in passato, come ha saputo tenere il palco lui…pochi…

L’unica domanda che mi è rimasta alla fine del suo intervento è … che ne sarebbe stato di lui se avesse avuto un poster di Cicciolina, ma vabbeh deliri miei.

L’intervento di Andrea punta tutto sulla comunicazione invitandoci ad entrare in comunicazione con il cliente!

Da anni tutti dicono ormai i social sono dentro a tutto…si è vero…ma quanto bene? In generale direi malissimo, ma perchè? Beh la sua risposta è semplice…nel momento in cui decidi di “esserci” crei delle aspettative, aspettative che sono intrinseche a chi sei e a come sei percepito…Quindi piuttosto che avere solo un ombra oscura sulla rete…meglio non creare false aspettative.

Se però vogliamo esserci bisogna lavorare su alcuni punti: Collaborazione, Relazione, Ascolto.

Facebook equivale a comunicare ad una festa, sarà che io ero sempre negli angoli a pomiciare che non so come si faccia…mah… l’importante è capire che comunicare e fare pubblicità sono due cose che non van confuse…la interpreto un po’ come quando si incontra qualcuno che si stima, che non si vede da tempo, si ha davvero voglia di chiacchierarci, ma poi questo passa tutto il tempo che ci passiamo insieme a parlare di quanto è bello quello che fa, che ha iniziato anche a fare questo e quello e che recentemente è diventato quell’altro ecc ecc… si insomma eravamo li per incontrarci mentre alla fine ci siamo ritrovati solo ad ascoltare… che va benissomo eh…però lascia sempre quel senso di frustrazione perchè ci si aspettava dell’altro.

Quindi molto importante è evitare di usare i social per dire sai che vendo questo e quell’altro? Ma secondo me anche molto importante evitare di usare un social per dire “sai che ho anche quell’altro social?”(Andrea Grazie! Adoro Guzzanti)

 

Certo è che sul social posso avere una cosa molto molto importante, la condivisione! Che non è il concetto standard cui siamo abituati nella nostra società…ma è il concetto internettiano di condivisione…non è condividere un taxi con qualcuno quindi… ma è piuttosto condividere un file…nel senso che noi Mettiamo a disposizione qualcosa, e gli altri poi lo fanno girare…è sottile sto concetto, ci avete mai pensato?
Bellissimo poi il metodo persuasivo che ha usato Andrea per far passare il concetto che ci sono un bel po’ di smartphone in giro :

all'Elezione del Papa nel 2013 c'è pieno di smartphone nel 2005 uno!
Abemus Papam 2005 vs 2013. p.s. no non è un concerto di Vasco

E se ci sono così tanti social…beh tanto vale imparare a convivere anche con i Social Plugin che rendo spesso meglio fruibili le esperienze che ci vengono proposte…

Andrea è stato davvero ricco di esempi, di immagini evocative ed è riuscito anche a farci divertire!

Avere l’onere di parlare in un evento così ricco di aspettative quando “tutto è stato già detto” e i cervelli di chi ascolta assomigliano più a gelatina o al contenuto di una confezione di Manzotin è cosa tosta, ma lui è riuscito nell’intento e ci è riuscito benissimo.

Bravo! Bravo Davvero!

Cosa mi porto via dal suo intervento? Ha rafforzato l’idea che se vogliamo vendere e anche se non siamo propriamente un centro d’ascolto tutto in rete si basa sulle relazioni. Che se vogliamo essere trovati e se non vogliamo che si dimentichino di noi dobbiamo essere in grado di dare una buona assistenza a chi ci fa domande…e per far questo serve imparare a fare una cosa : ASCOLTARE!

 

In tutto questo parlare di Comunicazione direi simpaticissima l’idea del ristorante al merlo di VR… sentite lo spot:

 

Venerdì 10/05 al ristorante “al Merlo” presento il vino di Rocco Siffredi “Rocco, non solo Magnum”. 18 Euro per: antipasto di pollo fritto (solo PETTO e COSCIA) accompagnato dal vino della cantina ciù ciù PASSERINA. Come portata principale avremo FILETTO con PATATE al forno BOLLENTI accompagnate da ROCCO NON SOLO MAGNUM. Dolce: per i signori TIRAMISU’, per le signore CANNOLI. Per info andate sul suo sito: http://www.ristorantealmerlo.it

 

Dato che Giorgio Taverniti cita Seneca, io vi dedico una frase che mi piace un sacco e che trovo molto in linea con quanto detto da questi VIP della comunicazione =)

“Gli dei hanno dato agli uomini due orechie e una bocca, per poter ascoltare il doppio e parlare la metà” (Talete)

 

Grazie a tutti i relatori, e grazie agli organizzatori che spesso lavorano nell’ombra e non ricevono mai applausi, grazie graziella…e alla prossima!

Le meta keyword vengono considerate da Google per il posizionamento organico?

meta keywords

Ho sentito parlare di keywords…

quando ho iniziato a studiare SEO qualche anno fa. Mi sono comprato un bel librone in inglese…e in quel bel librone verde…

meta keywords

  Si raccontava che in passato Google andava a leggere queste meta-informazioni per capire il “topic” della pagina, ovviamente era il programmatore ad inserirle…erano un modo che il programmatore aveva per, diciamo così, “suggerire” a Google di che cosa parlassero le tue pagine. Poi qualche furbetto (probabilmente italiano 😛 ) ha pensato di riempire il suo codice di questo tipo di ottimizzazione, inventando così quello che oggi si definisce Keyword-stuffing (cosa che a Google non piace)…forse da li le keyword non sono più state considerate per il posizionamento…

mi sa che quando ho preso quel grande librone doveva esser già vecchio! Io le ho usate, inconsapevole… Per poi scoprire che non servono a nulla… Addirittura il plugin che sto utilizzando in questo sito, per il perfezionamento SEO delle pagine mi ha addirittura deriso quando ho cercato dove poter inserire queste terribili keywords nei metadati…mi ha detto una frase del tipo

– “non vorrai mica selezionare questo check-box per inserire le meta keywords VERO!?” – Check!

Io ovviamente da testardo continuo a usarle…
Allora cosa mi sono inventato di fare?
Ho inserito come meta keyword in questo articolo una parola particolare… così tanto per vedere se da qualche parte compariva…
niente… dopo tempo e tempo passato Google non mi ha mai mostrato nulla per la ricerca “carotapacioccia Kwincriminata”

E così anche io me ne sono convinto =)

P.s. in realtà spesso le uso ancora, mi fanno da “reminder” quando faccio campagne adwords per ricordarmi su quali kw stavo puntando 😛

ps. se vi interessa il mio modestissimo parere, penso che questo sia un buon plugin SEO per wordpress … attenzione però… vi prenderà in giro se deciderete di usare le META Keyword! Carotapacioccia