Verso il Web Marketing Festival passando dal Fundraising

Banner del Web Marketing Festival di Rimini 19/20 Giugno

La scorsa settimana ho avuto modo di partecipare per conto di Goodle Consulting (la CSR di GT Idea) al festival del fundraising che si è tenuto a Garda (VR). Sono da anni vicino alla materia visto che da li sono passato anche io nella mia ultima esperienza di volontariato in Palestina per la realizzazione di una stanza sensoriale in una scuola per ipo e non vedenti di Jenin (PS).

 

Io, e forse solo io tra i 720 partecipanti all’evento, sono stato colpito forse a causa dalla mia professione di SEO, dal collegamento tra l’evento di apertura e la plenaria conclusiva.

 

Nessun intenzione da parte degli organizzatori di parlare di SEO… eppure come non fare questo parallelo visto il fatto che l’apertura sia stato puro “storytelling” con il “Fundraiser’s Got Talent” e che la plenaria di chiusura sia stata incentrata sul digital a parlare di popolarità online da parte di Change.org, di prendere decisioni dopo aver lavorato alla misurazione dei dati da parte di DoSomething.org e sia stata una sorta di lezione di web marketing da parte dell’ottima Kaitlyn Jankowski di charity: water (lezione di web marketing… per chi la volesse cogliere così ovviamente. Perchè nel narrare di come portano avanti la raccolta fondi Kaitlyn ha tracciato i punti invisibili di un progetto online di successo, dal porsi degli obiettivi, al comunicare gli obiettivi, all’aumento della popolarità online, fino a parlare addirittura dell’importanza dello User Experience Online quando, giustamente, ha detto: “Guardate che non ci vuole moltissimo a far diventare il classico sito cessoso di una ONG a un sito decente, gli strumenti online sono sempre più alla portata di tutti sia come facilità d’adozione che come risorse richieste per l’adozione).

 

Digital, Digital, Digital quindi i temi trattati nella plenaria finale, il mio campo d’azione!

 

La felicità che ho provato nel percepire la mia possibile idoneità a poter aiutare molte delle associazioni presenti nella loro giusta causa (Mariangela Leonetti Docet) mi ha veramente riempito il cuore di gioia, tanto quanto la sera prima mi si erano riempiti gli occhi di lacrime per l’emozione nel vedere Rossano Bartoli, segretario generale della Lega del Filo d’Oro premiato come fundraiser dell’anno per le fatiche di una vita dedicata all’altro.

Rossano Bartoli, segretario generale della Lega del Filo d’Oro,
Rossano Bartoli, segretario generale della Lega del Filo d’Oro,

 

All’evento ho provato a dare il mio piccolo sostegno portando il gioco “Goodle AidWords”, una rivisitazione di Google Grants (AdWords) in chiave gioco da tavolo, con il quale ho provato a spiegare non solo il funzionamento, quanto l’importanza strategica del pensare al Search Engine Marketing come una leva imprescindibile nell’intercettare tutte quelle persone che tramite le loro ricerche implicitamente ci comunicano la possibilità di essere nostri nuovi donatori, o perchè no, nuovi volontari.

Come mi aspettavo ho sentito all’evento parlare “male” del marketing. Ho sentito frasi del tipo la associazione X non vuole fare marketing perchè non fa parte del suo codice etico…

Forse anni fa anche io ero così radicale, forse sono cambiato forse mi sarò venduto l’anima al diavolo… non credo. Credo piuttosto che il mondo sia cambiato e che non si possa far finta che questo non è vero.
Il banchetto va benissimo, l’off-line è fondamentale. Ma il fatto che camminando si vedano zombie che camminano guardano il proprio smartphone anzichè la strada è un dato di fatto e non si può ne trascurarlo ne ignorarlo. Il fatto che sempre più persone usino tablet o il motore di ricerca per reperire le informazioni di cui hanno bisogno… beh ignorare questo significa sbagliare.

Voglio vedere una casa automobilistica che nel 2015 dica… si noi facciamo macchine ma la nostra etica ci dice di non mettere l’aria condizionata nei nostri prodotti…

Bisogna cambiare passo.

 

Bisogna capire l’evoluzione, altrimenti si chiude.

 

Tu che stai leggendo e che non sei convinto di quello che dico chiediti questo.

Ti è mai capitato di entrare in un sito dove vuoi fare un acquisto, e pensare… oh poverini questo sito fa schifo perché è il sito di una ONG e non ha i soldi per farlo come si deve… ma io lo so che sono buoni e mi fido comunque ad inserire i dati della mia carta di credito nel loro e-commerce…
No eh… non funziona proprio così…

Online non si può avere fiducia, non si ha davanti a se una persona che tramite il “face to face” ci può aiutare a superare i nostri dubbi, online si è soli.
I visitatori con i loro soldini nella loro carta di credito hanno di fronte solo la nostra interfaccia grafica. E non importa che ci chiamiamo Greenpeace, WWF o Unicef… se l’utente non si fida non acquisterà la “bomboniera solidale” da noi, ma altrove. PUNTO.

 

Le dinamiche del web vanno capite e adottate non c’è scampo, è un modo in rapida evoluzione in continua evoluzione, perché chi comanda online è l’utente e le sue necessità.

 

Credo che il web marketing di oggi non sia più il MALE rappresentato dal marketing tradizionale come siamo stati abituati a pensarlo negli anni 90 dove tutto era lecito per vendere inclusi i messaggi subliminali o i fotogrammi nascosti di lattine rosse nei film (ogni riferimento alla Coca Cola è puramente casuale).

 

Il web marketing di oggi, quello sano, mette l’utente al centro, lo facilita con le attività di CRO: Conversion Rate Optimization, ne valuta le reazioni con la Web Analytics, ne studia il lessico e le tendenze cerca di coprire le sue ricerche con la SEO. Cerca di presidiare gli spazi dove sta l’utente e di dargli informazioni utili, che è ben diverso da cercare di influenzarne i suoi comportamenti. E l’utente è molto più suscettibile a comprendere quando qualcosa gli è utile o quando si tratta di “SPAM”, etichetta che oggi tende a racchiudere tutto quanto si possa “fare male” online.

 

Ecco di questa parte SANA del web marketing avrò la fortuna di fare parte a Rimini il 19 e 20 Giugno al web marketing festival dove avrò addirittura l’onere e l’onore di esser relatore.

 

C’è una parte del nostro paese che si sta muovendo bene online, ci sono molti bravi liberi professionisti che si stanno muovendo bene, una piccola parte del tutto si potrebbe dire, eppure credo fortemente che la condivisione della conoscenza sia al centro di questa evoluzione che è necessaria e che è in continuo divenire.

 

Partecipare al festival del web marketing di quest’anno a mio avviso non è importante solo per chi lavora nel settore, è fondamentale per chiunque abbia una attività online e che si chiede come fare a migliorarla.
Non è necessario essere degli esperti informatici per cogliere le lacune di alcuni progetti web che non decollano e non lo faranno mai perché portano con se lacune di cui giustamente un negoziante non può essere consapevole. Eppure la mia esperienza personale mi ha portato spesse volte a riflettere sulle mie stesse lacune in certi ambiti e questo grazie agli interventi di altre persone che molto semplicemente nei loro speech si raccontavano dicendo come il proprio business fosse migliorato del tot percento dopo che avevano preso questo o quel provvedimento a causa di quell’altra analisi che li aveva portati a comprendere che il loro pubblico era fatto così e che in quel modo lo rendevano felice…

Ascolto, comprensione, azione…
Alla fine di questo si compone il mio lavoro.
Che sia di fundraiser o di consulente di search marketing, questo lo lascio decidere a te =)

 

 

Noam Chomsky – 10 modi per capire tutte le menzogne che ci dicono

La necessaria premessa è che i più grandi mezzi di comunicazione sono nelle mani dei grandi potentati economico-finanziari, interessati a filtrare solo determinati messaggi.

1) La strategia della distrazione, fondamentale, per le grandi lobby di potere, al fine di mantenere l’attenzione del pubblico concentrata su argomenti poco importanti, così da portare il comune cittadino ad interessarsi a fatti in realtà insignificanti. Per esempio, l’esasperata concentrazione su alcuni fatti di cronaca (Bruno Vespa é un maestro).

2) Il principio del problema-soluzione-problema: si inventa a tavolino un problema, per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Un esempio? Mettere in ansia la popolazione dando risalto all’esistenza di epidemie, come la febbre aviaria creando ingiustificato allarmismo, con l’obiettivo di vendere farmaci che altrimenti resterebbero inutilizzati.

3) La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socio-economiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4) La strategia del differimento. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, al momento, per un’applicazione futura. Parlare continuamente dello spread per far accettare le “necessarie” misure di austerità come se non esistesse una politica economica diversa.

5) Rivolgersi al pubblico come se si parlasse ad un bambino. Più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende ad usare un tono infantile. Per esempio, diversi programmi delle trasmissioni generaliste. Il motivo? Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni, in base alla suggestionabilità, lei tenderà ad una risposta probabilmente sprovvista di senso critico, come un bambino di 12 anni appunto.

6) Puntare sull’aspetto emotivo molto più che sulla riflessione. L’emozione, infatti, spesso manda in tilt la parte razionale dell’individuo, rendendolo più facilmente influenzabile.

7) Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità. Pochi, per esempio, conoscono cosa sia il gruppo di Bilderberg e la Commissione Trilaterale. E molti continueranno ad ignorarlo, a meno che non si rivolgano direttamente ad Internet.

8) Imporre modelli di comportamento. Controllare individui omologati é molto più facile che gestire individui pensanti. I modelli imposti dalla pubblicità sono funzionali a questo progetto.

9) L’autocolpevolizzazione. Si tende, in pratica, a far credere all’individuo che egli stesso sia l’unica causa dei propri insuccessi e della propria disgrazia. Così invece di suscitare la ribellione contro un sistema economico che l’ha ridotto ai margini, l’individuo si sottostima, si svaluta e addirittura, si autoflagella. I giovani, per esempio, che non trovano lavoro sono stati definiti di volta in volta, “sfigati”, choosy”, bamboccioni”. In pratica, é colpa loro se non trovano lavoro, non del sistema.

10) I media puntano a conoscere gli individui (mediante sondaggi, studi comportamentali, operazioni di feed back scientificamente programmate senza che l’utente-lettore-spettatore ne sappia nulla) più di quanto essi stessi si conoscano, e questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un gran potere sul pubblico, maggiore di quello che lo stesso cittadino esercita su sé stesso.

FONTE : http://www.linkiesta.it/print/120411

COMUNICATO STAMPA su Israele e Palestina.

COMUNICATO STAMPA del Forum trentino per la pace e di Pace per Gerusalemme su Israele e Palestina.

Dieci anni fa, il 9 Luglio 2004, la Corte Internazionale di Giustizia emanava un’importante sentenza sul conflitto israelo-palestinese e dichiarava illegale il muro costruito da Israele. 
La Corte decise di pronunciarsi nonostante la contrarietà di un gran numero di stati, compresi Stati Uniti e Unione Europea, affermando così che il conflitto deve essere regolato e giudicato dal diritto internazionale e che gli attori politici e gli Stati non sono onnipotenti, ma devono rispettare regole, principi, valori che l’umanità si è data per assicurare la convivenza pacifica ed il rispetto dei diritti.
Il Forum trentino per la pace e i diritti umani ricorda tale sentenza, in questo mese di luglio, con un semplice manifesto esposto in molti luoghi pubblici e negozi di Trento e Rovereto. 
Quella sentenza, infatti, è un documento fondamentale per capire e affrontare in modo corretto il conflitto che si sta nuovamente scatenando in Israele e Palestina. Le drammatiche notizie che ci arrivano tramite i mezzi d’informazione ci colpiscono emotivamente e ci spaventano, ma raramente sono accompagnate da approfondimenti che ci aiutino a capire il cosa e il perché. 
Quella sentenza dice invece chiaramente quali sono i nodi del conflitto e da lì ci sembra importante ripartire, se si vuole trovare una qualche via d’uscita. 
Innanzi tutto la Corte precisa che tutti i territori al di là della linea verde (linea di armistizio del 1949) sono territori occupati; Israele è quindi Potenza occupante e come tale vincolata al rispetto delle regole stabilite dal diritto dei conflitti armati. Da ciò consegue anche che il popolo palestinese è titolare di un diritto all’autodeterminazione, che non deve essere compromesso con modifiche del territorio e della composizione demografica; ciò significa che la Potenza occupante non può trasferire parte della propria popolazione nei territori occupati e che, quindi, gli insediamenti dei coloni in Cisgiordania sono illegali. 
Per quanto riguarda il tracciato del muro, la Corte nota che esso include circa l’80% delle colonie installate da Israele nei territori occupati. Il tracciato del muro costituisce perciò una grave violazione del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese e una “annessione di fatto”. Tale tracciato comporta, inoltre, conseguenze negative sulla popolazione palestinese, in termini di restrizione delle libertà di circolazione, di accesso alle cure mediche, all’istruzione, al lavoro e di tutela della proprietà.
In conseguenza di tale illegalità del muro, la Corte stabilisce che Israele ha il dovere di arrestarne la costruzione e di smantellarne la parte già costruita; e i palestinesi hanno diritto di vedersi restituiti i beni espropriati e di essere risarciti del danno subito.
Infine, poiché il diritto internazionale è vincolante per tutti, la Corte individua anche le responsabilità e gli obblighi degli Stati terzi, i quali non devono riconoscere l’illegale situazione risultante dalla costruzione del muro e non devono aiutare Israele a mantenere in essere tale situazione. 
Purtroppo la sentenza del 9 luglio 2004, come molte altre, è rimasta inascoltata e non attuata. In questi ultimi dieci anni Israele ha continuato a costruire colonie illegali e a trasferire la propria popolazione, a costruire il muro e ad espropriare e inglobare nuovi territori, rendendo praticamente impossibile ricreare una unità territoriale che possa diventare uno stato per i palestinesi, come era previsto dalla Risoluzione Onu del 1947. 
Riteniamo comunque fondamentale fare memoria di quel pronunciamento chiaro e coraggioso della Corte Internazionale di Giustizia, sia per evitare un approccio puramente emotivo e superficiale al conflitto, sia perchè una corretta conoscenza di quanto a livello internazionale è dichiarato legale o illegale, giusto o ingiusto, ci può aiutare a capire la realtà, a informare correttamente, ad orientare le scelte della politica, spesso assente e pavida su tali questioni.

Erica Mondini, presidente dell’associazione Pace Per Gerusalemme Onlus
Massimiliano Pilati, presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani

Il Design

Design

 

Design…fuori dall’informatica io non sapevo proprio cosa fosse…
Sarà stato che a metà Aprile c’è stato il Salone del mobile di Milano… fatto sta che è un po’ di tempo che continuo a sentir parlare di Mobili di Design, Lampade di Design … Schiaccianoci di Design!
Come se non bastasse dopo che mi inizia sta fissa di capire bene cosa sia…aprono un negozio di Design nella mia città (Trento), il Details Design Store di Roberta Pedrotti.

Se ci pensi la parola Design è ormai entrata a far parte del lessico quotidiano di tutti, talvolta perdendo il suo significato originario per trasformarsi in una definizione che raggruppa gli aggettivi carino, moderno, tecnologico. Cerchiamo allora di capire cos’è veramente il design.

Il Design è la perfetta unione tra funzionalità ed estetica;

è consapevolezza; è una pratica necessaria per dare vita a qualcosa di buono, indipendentemente dal settore di applicazione.
Il Design è pensiero, è antropologia culturale, perché deve capire i bisogni del mondo, delle culture e deve saper rispondere con coscienza etica, sapienza tecnica, armonia estetica.

Il fine del Design è quello di migliorare estetica, ergonomia, funzionalità e usabilità di un prodotto.

Il buon Design deve essere in grado di sviluppare e concretizzare soluzioni per problemi di forma, usabilità, ergonomia fisica; esso entra nel rapporto tra il prodotto e il suo utilizzatore.
Il Design di un oggetto, quindi, racchiude in sé un elevato insieme di studi come l’ergonomia, l’usabilità, la pre-produzione, l’impatto ambientale, la dismissione, i costi, la scelta dei materiali e delle loro proprietà, dei rivestimenti, le proprietà meccaniche e strutturali.
Il Designer è il professionista che conosce i processi necessari per raggiungere questo obiettivo. Nel Design, come in altri mondi, ci sono molteplici sfumature, ma l’essenza è questa: fare qualcosa di buono da mettere a disposizione del mercato. Il vero designer, quindi, è colui che fa un servizio al consumatore, offrendogli degli oggetti perfettamente funzionali senza imporre un costo eccessivamente elevato; una lampada deve fare una buona luce, non deve necessariamente essere molto costosa.

Bruno Munari, uno dei maggiori protagonisti del design e della grafica del Novecento, ritiene che la prima cosa da fare è definire quanto più precisamente il problema, dettagliarlo, circoscriverlo.
Il problema di base contiene infatti già in sé tutti gli elementi per la sua soluzione. Non circoscrivere adeguatamente il problema rischia di ridurre il progetto ad un girare all’infinito a vuoto. Bisogna invece avere ben presenti gli scopi del lavoro, l’utente a cui esso è indirizzato e il mezzo attraverso cui si esprimerà. Successivamente si deve semplificare; che significa cercare di risolvere il problema eliminando tutto ciò che non serve alla realizzazione delle funzioni.
E’ un lavoro difficile ed esige molta creatività. Complicare, invece, è molto più facile, basta aggiungere tutto quello che viene in mente senza preoccuparsi delle conseguenze.

Il Design Nordico

Il design nordico è generalmente un esempio di buon Design, poiché riassume tutte le caratteristiche citate fino ad ora. Le linee essenziali, l’attenzione ai materiali e al dialogo reciproco tra loro, l’unione di semplicità e praticità, l’elemento ironico, la ricerca costante per offrire sempre e comunque soluzioni che tengano conto del presente e del futuro. Quando si parla di design nordico, tuttavia, non si deve intendere solo quello scandinavo, ma vanno inclusi anche Paesi Bassi, Belgio, Germania e anche Regno Unito. Un marchio danese che ha fatto dell’unione di funzionalità ed estetica la propria bandiera è Normann Copenhagen, che dal 1999 crea oggetti che, pur essendo gradevoli alla vista e accattivanti per le scelte cromatiche, sono particolarmente attenti alle dinamiche del quotidiano.
Credo abbia preso un pochino da questo stile di pensiero il negozio di Trento Details nello scegliere solo prodotti che siano creati con cura e che siano durevoli. Si possono trovare complementi d’arredo, illuminazione e accessori selezionati accuratamente; alcuni sono fatti a mano, altri realizzati con materiali riciclati, alcuni sono facilmente riciclabili. Tutti sono comunque realizzati con una particolare attenzione per l’ambiente.

Perché, come spiega più approfonditamente di me [gplusnamelink id=”111596145075701296385″ name=”+Roberta Pedrotti”] nel blog del suo negozio di Design oggi il buon design non può più prescindere dalle tematiche della sostenibilità, sia ambientale, sia sociale.

Secondo lo UK Design Council, (il cui motto è “We champion great design that improves lives”).

Il design è sostenibile quando soddisfa le necessità dell’uomo attuali e future, senza danneggiare l’ambiente. Questo talvolta significa riprogettare prodotti, processi, servizi o sistemi per risolvere gli squilibri tra le esigenze della società, dell’ambiente e dell’economia e per tamponare i danni già fatti.

che dire… ho scoperto un mondo 🙂
E te che ne pensi del mondo del Design?

Lettera di Condanna al Sionismo di Albert Einstein e altri intellettuali ebrei.

Lettera di Condanna al Sionismo di Albert Einstein e altri intellettuali ebrei.

Di seguito la traduzione della lettera inviata al New York Times il 4 Dicembre 1948, da una comunità di intellettuali, inclusi Albert Einstein e Hanna Arendt. Un documento di condanna al sionismo e alle attività fasciste perpetrate ai danni della popolazione araba dal neo nato stato di Israele.

 

Fra i fenomeni più preoccupanti dei nostri tempi emerge quello relativo alla fondazione, nel nuovo stato di Israele, del Partito della Libertà (Tnuat Haherut), un partito politico che nella organizzazione, nei metodi, nella filosofia politica e nell’azione sociale appare strettamente affine ai partiti Nazista e Fascista. E’ stato fondato fuori dall’assemblea e come evoluzione del precedente Irgun Zvai Leumi, una organizzazione terroristica, sciovinista, di destra della Palestina.

L’odierna visita di Menachem Begin, capo del partito, negli USA è stata fatta con il calcolo di dare l’impressione che l’America sostenga il partito nelle prossime elezioni israeliane, e per cementare i legami politici con elementi sionisti conservativi americani. Parecchi americani con una reputazione nazionale hanno inviato il loro saluto. E’ inconcepibile che coloro che si oppongono al fascismo nel mondo, a meno che non sia stati opportunamente informati sulle azioni effettuate e sui progetti del Sig. Begin, possano aver aggiunto il proprio nome per sostenere il movimento da lui rappresentato.

Prima che si arrechi un danno irreparabile attraverso contributi finanziari, manifestazioni pubbliche a favore di Begin, e alla creazione di una immagine di sostegno americano ad elementi fascisti in Israele, il pubblico americano deve essere informato delle azioni e degli obiettivi del Sig. Begin e del suo movimento.

Le confessioni pubbliche del sig. Begin non sono utili per capire il suo vero carattere. Oggi parla di libertà, democrazia e anti-imperialismo, mentre fino ad ora ha apertamente predicato la dottrina dello stato Fascista. E’ nelle sue azioni che il partito terrorista tradisce il suo reale carattere, dalle sue azioni passate noi possiamo giudicare ciò che farà nel futuro.

Attacco a un villaggio arabo

Un esempio scioccante è stato il loro comportamento nel villaggio Arabo di Deir Yassin. Questo villaggio, fuori dalle strade di comunicazione e circondato da terre appartenenti agli Ebrei, non aveva preso parte alla guerra, anzi aveva allontanato bande di arabi che lo volevano utilizzare come una loro base. Il 9 Aprile, bande di terroristi attaccarono questo pacifico villaggio, che non era un obiettivo militare, uccidendo la maggior parte dei suoi abitanti (240 tra uomini, donne e bambini) e trasportando alcuni di loro come trofei vivi in una parata per le strade di Gerusalemme. La maggior parte della comunità ebraica rimase terrificata dal gesto e l’Agenzia Ebraica mandò le proprie scuse al Re Abdullah della Trans-Giordania. Ma i terroristi, invece di vergognarsi del loro atto, si vantarono del massacro, lo pubblicizzarono e invitarono tutti i corrispondenti stranieri presenti nel paese a vedere i mucchi di cadaveri e la totale devastazione a Deir Yassin.

L’accaduto di Deir Yassin esemplifica il carattere e le azioni del Partito della Libertà.

All’interno della comunità ebraica hanno predicato un misto di ultranazionalismo, misticismo religioso e superiorità razziale. Come altri partiti fascisti sono stati impiegati per interrompere gli scioperi e per la distruzione delle unioni sindacali libere. Al loro posto hanno proposto unioni corporative sul modello fascista italiano. Durante gli ultimi anni di sporadica violenza anti-britannica, i gruppi IZL e Stern inaugurarono un regno di terrore sulla Comunità Ebraica della Palestina. Gli insegnanti che parlavano male di loro venivano aggrediti, gli adulti che non permettavano ai figli di incontrarsi con loro venivano colpiti in vario modo. Con metodi da gangster, pestaggi, distruzione di vetrine, furti su larga scala, i terroristi hanno intimorito la popolazione e riscosso un pesante tributo. La gente del Partito della libertà non ha avuto nessun ruolo nelle conquiste costruttive ottenute in Palestina. Non hanno reclamato la terra, non hanno costruito insediamenti ma solo diminuito la attività di difesa degli Ebrei. I loro sforzi verso l’immigrazione erano tanto pubblicizzati quanto di poco peso e impegnati principalmente nel trasporto dei loro compatrioti fascisti.

Le discrepanze

La discrepanza tra le sfacciate affermazioni fatte ora da Begin e il suo partito, e il loro curruculum di azioni svolte nel passato in Palestina non portano il segno di alcun partito politico ordinario. Ciò è, semza ombra di errore, il marchio di un partito Fascista per il quale il terrorismo (contro gli Ebrei, gli Arabi e gli Inglesi) e le false dichiarazioni sono i mezzi e uno stato leader l’obbiettivo.

Alla luce delle soprascritte considerazioni, è imperativo che la verità su Begin e il suo movimento sia resa nota a questo paese. E’ maggiormente tragico che i più alti comandi del Sionismo Americano si siano rifiutati di condurre una campagna contro le attività di Begin, o addirittura di svelare ai suoi membri i pericoli che deriveranno a Israele sostenendo Begin. I sottoscritti infine usano questi mezzi per presentare pubblicamente alcuni fatti salienti che riguardano Begin e il suo partito, e per sollecitare tutti gli sforzi possibili per non sostenere quest’ultima manifestazione di fascismo.

(firmato)

ISIDORE ABRAMOWITZ, HANNAH ARENDT, ABRAHAM BRICK, RABBI JESSURUN CARDOZO, ALBERT EINSTEIN, HERMAN EISEN, M.D., HAYIM FINEMAN, M. GALLEN, M.D., H.H. HARRIS, ZELIG S. HARRIS, SIDNEY HOOK, FRED KARUSH, BRURIA KAUFMAN, IRMA L. LINDHEIM, NACHMAN MAISEL, SEYMOUR MELMAN, MYER D. MENDELSON, M.D., HARRY M. OSLINSKY, SAMUEL PITLICK, FRITZ ROHRLICH, LOUIS P. ROCKER, RUTH SAGIS, ITZHAK SANKOWSKY, I.J. SHOENBERG, SAMUEL SHUMAN, M. SINGER, IRMA WOLFE, STEFAN WOLFE

New York, Dec. 2, 1948

 

Source notes: Laura Nader gave a copy of the microfilmed NYT to Anne Lipow in April [2002]. (Nader has been using it in her class at UC). The copy was illegible in parts and the first column was cut off; Laura’s original was the same. Anne and UC Anthropology Librarian Suzanne Calpestri then tried to retrieve an electronic version of the letter. It appears nowhere in its entirety on the Internet, and is not in any NYT electronic archive accessible to UC Librarians (i.e., it doesn’t exist). Suzanne made another copy from a different microfilm; it solved the mystery of the missing first column but this copy was also “dirty” in other areas. Neither copy was scannable using OCR, so I typed it in by hand exactly the way it appeared in the original, and have proofed it carefully. However, the spelling of some of the signatories was unclear in the microfilmed originals, so there may be a few errors in this rendition. It would be nice if someone were to annotate the list of signatories, so that those less-familiar names could be placed in context. At any rate, this clearly belongs IN FULL TEXT on the web for distribution to as many people as possible. Please circulate this among anyone you think may be interested; I think it especially belongs in the hands of those friends and family members who are still reluctant to criticize the Israeli government.

Source info:
Jenny Lipow, Berkeley, CA
John Wheat Gibson

Lettera di Nelson Mandela al giornalista Thomas Friedman sull’apartheid in Israele

Lettera di Nelson Mandela al giornalista Thomas Friedman sull’apartheid in Israele

 

Mandela palestina
Mandela e la libertà del popolo palestinese

 

Ci ha lasciati Nelson Mandela, mi piace ricordarlo per la sua onestà intellettuale, di persona decisa a lottare fino in fondo per la libertà.

 

 

“Caro Thomas (Friedman),
So che entrambi desideriamo la pace in Medioriente, ma prima che tu continui a parlare di condizioni necessarie da una prospettiva israeliana, devi sapere quello che io penso.
Da dove cominciare?
Che ne dici del 1964?
Lascia che ti citi le mie parole durante il processo contro di me. Oggi esse sono vere quanto lo erano allora:

“Ho combattuto contro la dominazione dei bianchi ed ho combattuto contro la dominazione dei neri.
Ho vissuto con l’ideale di una societa’ libera e democratica in cui tutte le sue componenti vivessero in armonia e con uguali opportunita’.
E’ un ideale che spero di realizzare.
Ma, se ce ne fosse bisogno, e’ un ideale per cui sono disposto a morire”.

Oggi il mondo, quello bianco e quello nero, riconosce che l’apartheid non ha futuro. In Sud Africa esso e’ finito grazie all’azione delle nostre masse, determinate a costruire pace e sicurezza. Una tale determinazione non poteva non portare alla stabilizzazione della democrazia.

Probabilmente tu ritieni sia strano parlare di apartheid in relazione alla situazione in Palestina o, piu’ specificamente, ai rapporti tra palestinesi ed israeliani. Questo accade perche’ tu, erroneamente, ritieni che il problema palestinese sia iniziato nel 1967. Sembra che tu sia stupito del fatto che bisogna ancora risolvere i problemi del 1948, la componente piu’ importante dei quali e’ il Diritto al Ritorno dei profughi palestinesi.

Il conflitto israelo-palestinese non e’ una questione di occupazione militare e Israele non e’ un paese che si sia stabilito “normalmente” e che, nel 1967, ha occupato un altro paese. I palestinesi non lottano per uno “stato”, ma per la liberta’, l’indipendenza e l’uguaglianza, proprio come noi sudafricani.

Qualche anno fa, e specialmente durante il governo Laburista, Israele ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di restituire i territori occupati nel 1967; che gli insediamenti sarebbero rimasti, Gerusalemme sarebbe stata sotto l’esclusiva sovranita’ israeliana e che i palestinesi non avrebbero mai avuto uno stato indipendente, ma sarebbero stati per sempre sotto il dominio economico israeliano, con controllo israeliano su confini, terra, aria, acqua e mare.

Israele non pensava ad uno “stato”, ma alla “separazione”. Il valore della separazione e’ misurato in termini di abilita’, da parte di Israele, di mantenere ebreo lo stato ebreo, senza avere una minoranza palestinese che potrebbe divenire maggioranza nel futuro. Se questo avvenisse, Israele sarebbe costretto a diventare o una democrazia secolare o uno stato bi-nazionale, o a trasformarsi in uno stato di apartheid non solo de facto, ma anche de jure.

Thomas, se vedi i sondaggi fatti in Israele negli ultimi trent’anni, scoprirai chiaramente che un terzo degli israeliani e’ preda di un volgare razzismo e si dichiara apertamente razzista. Questo razzismo e’ della natura di: “Odio gli arabi” e “Vorrei che gli arabi morissero”. Se controlli anche il sistema giudiziario in Israele, vi troverai molte discriminazioni contro i palestinesi. E se consideri i territori occupati nel 1967, scoprirai che vi si trovano gia’ due differenti sistemi giudiziari che rappresentano due differenti approcci alla vita umana: uno per le vite palestinesi, l’altro per quelle ebree. Ed inoltre, vi sono due diversi approcci alla proprieta’ ed alla terra. La proprieta’ palestinese non e’ riconosciuta come proprieta’ privata perche’ puo’ essere confiscata. Per quanto riguarda l’occupazione israeliana della West Bank e di Gaza, vi e’ un fattore aggiuntivo. Le cosiddette “aree autonome palestinesi” sono bantustans. Sono entita’ ristrette entro la struttura di potere del sistema di apartheid israeliano.

Lo stato palestinese non puo’ essere il sottoprodotto dello stato ebraico solo perche’ Israele mantenga la sua purezza ebraica. La discriminazione razziale israeliana e’ la vita quotidiana della maggioranza dei palestinesi. Dal momento che Israele e’ uno stato ebraico, gli ebrei godono di diritti speciali di cui non godono i non-ebrei. I palestinesi non hanno posto nello stato ebraico.

L’apartheid e’ un crimine contro l’umanita’. Israele ha privato milioni di palestinesi della loro proprieta’ e della loro liberta’. Ha perpetuato un sistema di gravi discriminazione razziale e disuguaglianza. Ha sistematicamente incarcerato e torturato migliaia di palestinesi, contro tutte le regole della legge internazionale. In particolare, esso ha sferrato una guerra contro una popolazione civile, in particolare bambini.

La risposta data dal Sud Africa agli abusi dei diritti umani risultante dalla rimozione delle politiche di apartheid, fa luce su come la societa’ israeliana debba modificarsi prima di poter parlare di una pace giusta e durevole in Medio oriente.

Thomas, non sto abbandonando la diplomazia. Ma non saro’ piu’ indulgente con te come lo sono i tuoi sostenitori. Se vuoi la pace e la democrazia, ti sosterro’. Se vuoi l’apartheid formale, non ti sosterro’. Se vuoi supportare la discriminazione razziale e la pulizia etnica, noi ci opporremo a te.

Quando deciderai cosa fare, chiamami.”

ART tratto da: http://www.dariofo.it/node/301

La historia es nuestra y la hacen los pueblos

Salvador Allende , la historia es nuestra
La historia es nuestra y la hacen los pueblos

 

Seguramente ésta será la última oportunidad en que me pueda dirigir a ustedes. La Fuerza Aérea ha bombardeado las torres de Radio Portales y Radio Corporación. Mis palabras no tienen amargura sino decepción. Que sean ellas el castigo moral para los que han traicionado el juramento que hicieron: soldados de Chile, comandantes en jefe titulares, el “Almirante Merino” que se ha auto designado, más el señor Mendoza, general rastrero que sólo ayer manifestara su fidelidad y lealtad al Gobierno, y que también se ha autodenominado “Director General de carabineros”. Ante estos hechos sólo me cabe decir a los trabajadores: ¡Yo no voy a renunciar! Colocado en un tránsito histórico, pagaré con mi vida la lealtad del pueblo. Y les digo que tengo la certeza de que la semilla que entregáramos a la conciencia digna de miles y miles de chilenos, no podrá ser segada definitivamente. Tienen la fuerza, podrán avasallarnos, pero no se detienen los procesos sociales ni con el crimen ni con la fuerza. La historia es nuestra y la hacen los pueblos. Trabajadores de mi Patria: quiero agradecerles la lealtad que siempre tuvieron, la confianza que depositaron en un hombre que sólo fue intérprete de grandes anhelos de justicia, que empeñó su palabra en que respetaría la Constitución y la ley, y así lo hizo. En este momento definitivo, el último en que yo pueda dirigirme a ustedes, quiero que aprovechen la lección: el capital foráneo, el imperialismo, unidos a la reacción, creó el clima para que las Fuerzas Armadas rompieran su tradición, la que les enseñara Schneider y reafirmara el comandante Araya, víctimas del mismo sector social que hoy estará en sus casas esperando con mano ajena reconquistar el poder para seguir defendiendo sus granjerías y sus privilegios. Me dirijo, sobre todo, a la modesta mujer de nuestra tierra, a la campesina que creyó en nosotros, a la obrera que trabajó más, a la madre que supo de nuestra preocupación por los niños. Me dirijo a los profesionales de la Patria, a los profesionales patriotas que, hace días, siguieron trabajando contra la sedición auspiciada por los colegios profesionales, colegios de clases para defender también las ventajas de una sociedad capitalista de unos pocos. Me dirijo a la juventud, a aquellos que cantaron y entregaron su alegría y su espíritu de lucha. Me dirijo al hombre de Chile, al obrero, al campesino, al intelectual, a aquellos que serán perseguidos, porque en nuestro país el fascismo ya estuvo hace muchas horas presente; en los atentados terroristas, volando los puentes, cortando las líneas férreas, destruyendo lo oleoductos y los gaseoductos, frente al silencio de quienes tenían la obligación de proceder. Estaban comprometidos. La historia los juzgará. Seguramente Radio Magallanes será acallada y el metal tranquilo de mi voz no llegará a ustedes. No importa. La seguirán oyendo. Siempre estaré junto a ustedes. Por lo menos mi recuerdo será el de un hombre, digno, que fue leal a la lealtad de los trabajadores. El pueblo debe defenderse, pero no sacrificarse. El pueblo no debe dejarse arrasar ni acribillar, pero tampoco puede humillarse. Trabajadores de mi Patria, tengo fe en Chile y su destino. Superarán otros hombres este momento gris y amargo donde la traición pretende imponerse. Sigan ustedes sabiendo que, mucho más temprano que tarde, de nuevo abrirán las grandes alamedas por donde pase el hombre libre, para construir una sociedad mejor. ¡Viva Chile! ¡Viva el pueblo! ¡Vivan los trabajadores!

Odiare i libri di Informatica

Sono sempre stato un somarello in informatica e do tutta la colpa a chi si arroga il diritto di scrivere libri di informatica

Senza averne alcuna competenza…

 

Visto che Vanity Fair mi ha fatto qualche domanda sul perchè di queste mie critiche ecco qualche delucidazione…

 

Opzione numero 1:

perchè trovi frasi del tipo:

 

La sezione 18.2 approfondisce gli argomenti trattati al capitolo precedente,

nella figura 57 vedete lo schema relativo alla spiegazione di pag 147.

 

…e arrivati alla pagina 147 leggerete :

 

La ovvia spiegazione del fenomeno è da ritenersi sufficientemente trattata nel paragrafo 8.3…

 

Se questo non bastasse nei libri di informatica potreste sempre trovare capitoli ricreativi atti a farvi sorridere o, come nel mio caso, perdere completamente la pazienza, spazientirvi e andare a scrivere tutta una serie di fesserie nel proprio sito dove cioè i NERD frustrati si sfogano…

Vediamo un estratto dal libro “L’arte del SEO in cucina per cultori di giraffe”

 

Capitolo 18. Ricreazione

Questa bizzarra e breve intromissione dà al lettore

la possibilità di rilassarsi e, forse, di sorridere un po’.

Compagno utilizzatore di SEO, salve! Stai leggendo

qualcosa che ti porterà fortuna e buona sorte. Spedisci

semplicemente per e-mail una copia di questo documento a

dieci tuoi amici. Però, prima di fare le copie, invia uno

script Bash di cento righe alla prima persona dell’elenco che

trovi allegato in fondo alla lettera. Quindi cancella il suo

nome ed aggiungi il tuo alla fine della lista stessa.

Non spezzare la catena! Fai le copie entro quarantott’ore.

@AnnaAnika non ha spedito le sue dieci copie e

si è svegliata, il mattino dopo, scoprendo che la sua qualifica

di lavoro su linkedin.com era cambiata in “programmatrice COBOL.”

@ChiaraStorti ha spedito le copie ed in un mese ha avuto

così tanti backlink tali da rendere Recoaro Terme il centro

di aggregazione sociale per giovani SEO Europei in cerca della strada per il posizionamento organico.

@LaSeomante ha riso leggendo questa lettera e ha interrotto la

catena. Poco dopo il suo Ipod ha preso fuoco bruciandole tutte le treccine colorate…

ora lei passa i suoi giorni scrivendo documentazione per MS Windows.

Non spezzare la catena! Spedisci le copie oggi stesso!

 

…informatici…TSK!

Per non parlare di quando sul dizionario di informatica … in cerca del significato di

 

“Ricorsivo”

trovi scritto

“vedere alla voce Ricorsivo” …

…simpatici…

Un ricordo di Enzo Melegari

Una Rivoluzione è Necessaria e il Metodo ne è Parte Integrante, Determinante: tale il metodo tale la rivoluzione. Se useremo l’amore avremo una rivoluzione d’amore, se prepareremo la pace, avremo la pace, se prepareremo la violenza avremo la violenza…