Come tracciare un evento in Analytics con WordPress

Il modo più rapido e più facile per tracciare un evento in Google Analytics è sfruttare il metodo “onclick”.
Questo metodo semplicemente modifica la chiamata “a href” inserendo alcuni dati che vengono inviati al Server di Google Analytics quando l’utente clicca sull’elemento.
Nell’esempio tracciamo gli utenti che cliccano sul download di questo semplice file .txt

Ciò che dobbiamo fare nella nostra pagina WordPress è aggiungere il parametro onClick al link di download nel formato qui indicato:

onClick=”ga(‘send’, ‘event’, ‘category’, ‘action’, ‘label’, ‘value’);”

‘send’ ed ‘event’ dicono semplicemente cosa fare all’ onClick (ovvero INVIARE un EVENTO)
i quattro parametri successivi invece indicano cosa deve contenere questo evento, e qui possiamo indicare come dati

Categoria
Azione
Etichetta
Valore.

Questi quattro elementi (rigorosamente nello stesso ordine) vengono poi intercettati da analitics nella sezione Eventi se correttamente configurata e acquisiscono i dati che gli configuriamo nella chiamata.

Nel mio esempio voglio tracciare

<a onClick=”ga(‘send’, ‘event’, ‘Download’, ‘Click’, ‘file txt’, ‘1’);” href=”http://example.com/wp-content/percorso/tracciamento.txt”>Scarica il file con le istruzioni</a>

“Tutto Qui”, quando l’utente clicca il link e scarica il file, viene (come detto in gergo tecnico) SPARATO l’evento al server di Analytics e se la configurazione è corretta la vedremo apparire nella sezione Eventi.

Di seguito trovi il file txt di esempio con tutte le istruzioni all’interno.
Puoi scaricarlo e fare tutte le prove che vuoi 🙂
tracciamento.txt

Search Marketing Connect 2015 – Grazie a tutti

Vorrei dire grazie a tutti i presenti al Search Marketing Connect

aleydagianluca
Con Aleyda e Gianluca

 

Vi vorrei ringraziare uno ad uno

Ai partecipanti e ai loro sorrisi.
A chi di loro non conosco e per colpa della timidezza non ho potuto conoscere.
Ai colleghi e alla loro professionalità.
Ai fotografi e alla loro arte.

Agli interpreti che credo abbiano dei superpoteri.
Ai relatori che sono stati eccezionali
A chi ha fatto il buon vino che abbiamo condiviso.
Ai miei maestri che mi hanno permesso di arrivare fin qui.
A chi ha twittato selvaggiamente con me per 2 giorni.

Non so voi ma credo quest’anno il search marketing connect si sia superato.
Non so se è una impressione solo mia… Ma è quello che ho percepito.
Non so ancora spiegare quale sia il motivo, e quando mi succede questo spesso dipende dal fatto che il motivo non è solo uno.

Non nascondo che avrei voluto salire anche io sul palco di questa edizione e fare il relatore, credo sia il sogno di molti di noi, credo sia un traguardo ambizioso.
Che volete l’ego è umano… e io sono come tutti voi =)
eppure…

Eppure oggi se ci ripenso non so come avrei saputo fare meglio dei relatori di questa edizione.
Non credo davvero ce l’avrei fatta.
Sono stati veramente, veramente bravi.

Non ho sentito dire mai una parola che mi abbia fatto storcere il naso,
anzi spesso dentro di me ho pensato, “questa è forte! Questa me la devo segnare”!
Chiari, mai noiosi, precisi ricchi di esempi… che si può volere di più in un evento sul Search Marketing?

E poi oltre all’apprendimento,vogliamo parlare delle pause… a me sono sembrate così ricche.
Vi guardavo e vedevo solo sorrisi. Vedevo persone che si reincontravano dopo molto tempo.
Vedevo persone che come me riconoscevano nella “folla” i propri maestri e li andavano a salutare
con affetto e gratitudine.
Vedevo persone che dopo aver ascoltato un intervento volevano andare ancora più in profondità
stressando i relatori mai parchi di consigli, di pazienza, di comprensione.
Vedevo addirittura italiani mettersi in fila…

La sera mi sono trovato ad un tavolo a cena con perfetti sconosciuti con i quali la sintonia
è stata immediata. Persone diverse, ognuno con la sua vita coi suoi casini… eppure non so perchè a me sembravano così speciali.

gt idea è davvero negli anni riuscita a mettere insieme persone speciali,
questo oltre la formazione SEO oltre il business in generale penso sia il loro più grande successo.

Grazie a tutti perchè oggi io mi sento più ricco.
Grazie a tutti e alla prossima.

Verso il Web Marketing Festival passando dal Fundraising

Banner del Web Marketing Festival di Rimini 19/20 Giugno

La scorsa settimana ho avuto modo di partecipare per conto di Goodle Consulting (la CSR di GT Idea) al festival del fundraising che si è tenuto a Garda (VR). Sono da anni vicino alla materia visto che da li sono passato anche io nella mia ultima esperienza di volontariato in Palestina per la realizzazione di una stanza sensoriale in una scuola per ipo e non vedenti di Jenin (PS).

 

Io, e forse solo io tra i 720 partecipanti all’evento, sono stato colpito forse a causa dalla mia professione di SEO, dal collegamento tra l’evento di apertura e la plenaria conclusiva.

 

Nessun intenzione da parte degli organizzatori di parlare di SEO… eppure come non fare questo parallelo visto il fatto che l’apertura sia stato puro “storytelling” con il “Fundraiser’s Got Talent” e che la plenaria di chiusura sia stata incentrata sul digital a parlare di popolarità online da parte di Change.org, di prendere decisioni dopo aver lavorato alla misurazione dei dati da parte di DoSomething.org e sia stata una sorta di lezione di web marketing da parte dell’ottima Kaitlyn Jankowski di charity: water (lezione di web marketing… per chi la volesse cogliere così ovviamente. Perchè nel narrare di come portano avanti la raccolta fondi Kaitlyn ha tracciato i punti invisibili di un progetto online di successo, dal porsi degli obiettivi, al comunicare gli obiettivi, all’aumento della popolarità online, fino a parlare addirittura dell’importanza dello User Experience Online quando, giustamente, ha detto: “Guardate che non ci vuole moltissimo a far diventare il classico sito cessoso di una ONG a un sito decente, gli strumenti online sono sempre più alla portata di tutti sia come facilità d’adozione che come risorse richieste per l’adozione).

 

Digital, Digital, Digital quindi i temi trattati nella plenaria finale, il mio campo d’azione!

 

La felicità che ho provato nel percepire la mia possibile idoneità a poter aiutare molte delle associazioni presenti nella loro giusta causa (Mariangela Leonetti Docet) mi ha veramente riempito il cuore di gioia, tanto quanto la sera prima mi si erano riempiti gli occhi di lacrime per l’emozione nel vedere Rossano Bartoli, segretario generale della Lega del Filo d’Oro premiato come fundraiser dell’anno per le fatiche di una vita dedicata all’altro.

Rossano Bartoli, segretario generale della Lega del Filo d’Oro,
Rossano Bartoli, segretario generale della Lega del Filo d’Oro,

 

All’evento ho provato a dare il mio piccolo sostegno portando il gioco “Goodle AidWords”, una rivisitazione di Google Grants (AdWords) in chiave gioco da tavolo, con il quale ho provato a spiegare non solo il funzionamento, quanto l’importanza strategica del pensare al Search Engine Marketing come una leva imprescindibile nell’intercettare tutte quelle persone che tramite le loro ricerche implicitamente ci comunicano la possibilità di essere nostri nuovi donatori, o perchè no, nuovi volontari.

Come mi aspettavo ho sentito all’evento parlare “male” del marketing. Ho sentito frasi del tipo la associazione X non vuole fare marketing perchè non fa parte del suo codice etico…

Forse anni fa anche io ero così radicale, forse sono cambiato forse mi sarò venduto l’anima al diavolo… non credo. Credo piuttosto che il mondo sia cambiato e che non si possa far finta che questo non è vero.
Il banchetto va benissimo, l’off-line è fondamentale. Ma il fatto che camminando si vedano zombie che camminano guardano il proprio smartphone anzichè la strada è un dato di fatto e non si può ne trascurarlo ne ignorarlo. Il fatto che sempre più persone usino tablet o il motore di ricerca per reperire le informazioni di cui hanno bisogno… beh ignorare questo significa sbagliare.

Voglio vedere una casa automobilistica che nel 2015 dica… si noi facciamo macchine ma la nostra etica ci dice di non mettere l’aria condizionata nei nostri prodotti…

Bisogna cambiare passo.

 

Bisogna capire l’evoluzione, altrimenti si chiude.

 

Tu che stai leggendo e che non sei convinto di quello che dico chiediti questo.

Ti è mai capitato di entrare in un sito dove vuoi fare un acquisto, e pensare… oh poverini questo sito fa schifo perché è il sito di una ONG e non ha i soldi per farlo come si deve… ma io lo so che sono buoni e mi fido comunque ad inserire i dati della mia carta di credito nel loro e-commerce…
No eh… non funziona proprio così…

Online non si può avere fiducia, non si ha davanti a se una persona che tramite il “face to face” ci può aiutare a superare i nostri dubbi, online si è soli.
I visitatori con i loro soldini nella loro carta di credito hanno di fronte solo la nostra interfaccia grafica. E non importa che ci chiamiamo Greenpeace, WWF o Unicef… se l’utente non si fida non acquisterà la “bomboniera solidale” da noi, ma altrove. PUNTO.

 

Le dinamiche del web vanno capite e adottate non c’è scampo, è un modo in rapida evoluzione in continua evoluzione, perché chi comanda online è l’utente e le sue necessità.

 

Credo che il web marketing di oggi non sia più il MALE rappresentato dal marketing tradizionale come siamo stati abituati a pensarlo negli anni 90 dove tutto era lecito per vendere inclusi i messaggi subliminali o i fotogrammi nascosti di lattine rosse nei film (ogni riferimento alla Coca Cola è puramente casuale).

 

Il web marketing di oggi, quello sano, mette l’utente al centro, lo facilita con le attività di CRO: Conversion Rate Optimization, ne valuta le reazioni con la Web Analytics, ne studia il lessico e le tendenze cerca di coprire le sue ricerche con la SEO. Cerca di presidiare gli spazi dove sta l’utente e di dargli informazioni utili, che è ben diverso da cercare di influenzarne i suoi comportamenti. E l’utente è molto più suscettibile a comprendere quando qualcosa gli è utile o quando si tratta di “SPAM”, etichetta che oggi tende a racchiudere tutto quanto si possa “fare male” online.

 

Ecco di questa parte SANA del web marketing avrò la fortuna di fare parte a Rimini il 19 e 20 Giugno al web marketing festival dove avrò addirittura l’onere e l’onore di esser relatore.

 

C’è una parte del nostro paese che si sta muovendo bene online, ci sono molti bravi liberi professionisti che si stanno muovendo bene, una piccola parte del tutto si potrebbe dire, eppure credo fortemente che la condivisione della conoscenza sia al centro di questa evoluzione che è necessaria e che è in continuo divenire.

 

Partecipare al festival del web marketing di quest’anno a mio avviso non è importante solo per chi lavora nel settore, è fondamentale per chiunque abbia una attività online e che si chiede come fare a migliorarla.
Non è necessario essere degli esperti informatici per cogliere le lacune di alcuni progetti web che non decollano e non lo faranno mai perché portano con se lacune di cui giustamente un negoziante non può essere consapevole. Eppure la mia esperienza personale mi ha portato spesse volte a riflettere sulle mie stesse lacune in certi ambiti e questo grazie agli interventi di altre persone che molto semplicemente nei loro speech si raccontavano dicendo come il proprio business fosse migliorato del tot percento dopo che avevano preso questo o quel provvedimento a causa di quell’altra analisi che li aveva portati a comprendere che il loro pubblico era fatto così e che in quel modo lo rendevano felice…

Ascolto, comprensione, azione…
Alla fine di questo si compone il mio lavoro.
Che sia di fundraiser o di consulente di search marketing, questo lo lascio decidere a te =)

 

 

copertina evento SEO GT Idea Settimana della Formazione

Studiare SEO con strumenti a pagamento senza comprarli

Lo scorso Novembre ho avuto l’onore di fare da relatore ad un evento della GT Idea, la settimana della formazione.

Ho presentato una relazione dal titolo

“Studiamo la SEO con strumenti a pagamento…anche se non ce li possiamo permettere”.

L’obiettivo della mia relazione era quello di fornire due spunti di riflessione:

1- Per chi si avvicina al mondo SEO gli strumenti gratuiti possono essere validi alleati per studiare e cercare di capire il perchè delle cose.

2- Ci sono gli strumenti di Google e ci sono gli strumenti che cercano di stimare i dati di Google (tipicamente gli strumenti che cercano di segnalare il ranking delle kwyword nelle SERP.

Infine ho proposto una “traccia” che chi si avvicina alla SEO può usare per impostare lo studio di un sito.

Il primo punto è piuttosto auto-esplicativo.

Sul secondo vorrei soffermarmi un secondo.

Prova a riflettere su quale sia lo strumento che hai a disposizione, gratuito che ti da i dati più precisi riguardo ad esempio il ranking delle tue keyword.
Ci siamo?
Lo strumento per webmaster di Google. Non ci avevi pensato vero? Ti è venuto in mente altro… (per esempio Rank Tracker).

Non è probabilmente facile per chi si avvicina allo strumento capire dove guardare nel wmt, per capire come si stanno posizionando nel tempo le nostre chiavi, per questo ho cercato di spiegarlo con il mio intervento.

 

Gli strumenti che studiano il ranking delle keyword probabilmente anni fa non avevano la vita troppo difficile, poi però Google è evoluto rendendo la vita molto più difficile a questi software.

Cosa significa tutto questo?
Pensiamo al Google di 10 anni fa, te lo ricordi?
Tu scrivevi una ricerca e lui ti forniva risposte, DIECI ALLA VOLTA, secondo i suoi calcoli.

Se volevi fare uno strumento per studiare il posizionamento non dovevi fare altro che chiedere “in modo diverso” a Google i dati, potevi passare tramite il tuo software una keyword, un dominio, e il tuo software non doveva fare altro che contare in che posizione incontrava il dominio per la prima volta… “tutto sommato facile no?”. E il bello è che quello che vedevi tu a casa tua valeva per tutta l’Italia.
Poi però Google è evoluto, i dieci snippet non sono più stati dieci, principalmente con l’introduzione della Universal Search Google ha mescolato i risultati dei suoi motori verticali (Google “web”, Google Immagini, Google Video, ecc)…
Se oggi cerchiamo un prodotto che è in vendita in un e-commerce potrebbe accadere che si attivi Google Shopping, che in passato non esisteva. E se effettuiamo la ricerca in una città dove esiste un negozio che vende quel prodotto, probabilmente Google sarà in grado di indicarcelo. Questo significa che se un mio alter-ego stesse vivendo la mia stessa vita in un altro posto del pianeta, ma anche in una città diversa dala mia, e se anche in questa “seconda” città esistesse un negozio che vende quello stesso prodotto, ecco che il mio alter-ego vedrebbe un risultato simile al mio ma diverso. Probabilmente ognuno di noi con l’indicazione per raggiungere il negozio più vicino a lui.
Se io lanciassi il mio softtware allora, cosa dovrebbe ritornare come risultato? Di quale città dovrebbe mostrarmi il risultato? E sarebbe quello giusto?

Assolutamente NO.

Il rischio che correrei è di ottenere una serie di dati che sono inficiati dalla località dalla quale ho lanciato il mio programma. Per fare un esempio…

E Google come fa a dirci i dati giusti? Semplice.
I DATI SONO DI GOOGLE.

Google è in grado, anche molto semplicemente, una volta che ha costruito la risposta di “appuntarsi” in che posizione è stato mostrato il risultato.

Ed infatti è proprio questo il dato che si vede dagli strumenti per webmaster di Google, la MEDIA delle posizioni occupate dalla pagina che mi interessa a fronte delle ricerche.
Non solo mi mostra un numero medio, ma mi dice anche come lo ha composto…
Il risultato potrebbe essere in pos. media 2 perchè è apparso 1 volta in posizione 3 , una volta in posizione 2 e una volta in posizione 1.
Nello studiare questi risultati spesso non ci interessa sapere un dato puntuale, quanto piuttosto capire in che modo si sta evolvendo il posizionamento del keyword set sul quale sto lavorando.

 

Nell’intervento ho poi mostrato un software che si occupa di crawl, Screaming Frog.
E’ uno strumento molto utilizzato perchè si rivela molto comodo per analizzare lo stato di salute di un sito. Chi vuole studiare SEO può usarlo per capire quali sono i punti fondamentali dello studio SEO ON SITE di un sito.
Nell’intervento lo abbiamo visto una sezione alla volta riflettendo su cosa significassero le differenti sezioni.

Abbiamo poi studiato quella che si definisce SEO OFF SITE.

Lo abbiamo fatto con il software majestic (ex majestic SEO) ed abbiamo visto come si può ottenere molti dati da Majestic senza avere un abbonamento attivo.

Abbiamo capito come fare ad ottenere informazioni preziose per studiare e il nostro sito e la materia “backlink”.

 

L’intervento si è concluso con un esempio di studio di keyword strategy fatto con SEMRUSH, senza un abbonamento attivo. Abbiamo visto come chiedere i dati in modo da non perderli.
Che dati ci vengono forniti e come andrebbero studiati in modo critico per comprendere quali contenuti produrre.

 

Sono seguiti 50 minuti di domande! Segno che l’intervento è piaciuto.
Una grandissima soddisfazione =)

Buon lavoro e buona SEO!
Se hai domande non esitare a scrivermi 🙂

 

Le slide che ho presentato le trovi su slideshare

 

 

 

 

Come Attivare l’IP Pubblico su Fastweb e poi navigare

Lo sapevate? è possibile chiedere un IP Pubblico a Fastweb.

Lo sapevate? Dopo che vi attivano l’IP Pubblico non vi andrà più la rete…
…ma la penultima riga di questo post ti spiega cosa fare 😉

Avere un IP pubblico sotto Fastweb ti evita un sacco di problemi se vuoi accedere alla tua rete quando non sei a casa (per avere accesso alle telecamere di sicurezza, per avere accesso al tuo server e in futuro probabilmente per avere accesso a tutta una serie di servizi legati alla domotica…).

Questa cosa che si può avere un IP pubblico gratis con Fastweb io l’ho scoperta dopo aver attivato il servizio con loro ed ammetto che è stata una bella scoperta…vi racconto come è andata.

ip-pubblico-fastweb

Mi sono trasferito a Bologna per lavoro, mi occupo di SEO e ho avuto modo di entrare in una delle più belle realtà che conosco in Italia… baciato dalla fortuna possiamo dire!

Come ogni “informatico che si rispetti” una tra le prime cose che ho fatto una volta che mi sono stabilito nella mia nuova casetta è stato quello di attivare una linea dati.
Visto che l’appartamento era coperto da fibra ottica ho scelto fastweb.
Tralasciamo il fatto che ci è voluto un po’ di tempo perchè mi attivassero la linea.
Il servizio clienti Fastweb è la solita macchina lenta, lentissima, come già avevo sperimentato per la ADSL Telecom, per la ADSL Tiscali e per la telefonia WIND / Infostrada però una volta che mi hanno attivato la linea devo dire che non ha dato problemi…
Questo fino a quando non ho appunto scoperto che si poteva richiedere l’IP Pubblico.
A quel punto per richiederne l’attivazione ho scritto SIA alla pagina Facebook di fastweb che all’account Twitter del servizio clienti Fastweb.

Su Facebook mi è stato detto che avrei ricevuto un sms quando l’IP pubblico sarebbe stato attivato. SMS MAI ARRIVATO.

Come ogni buon NERD che si rispetti avevo una scheda del browser sempre aperta in attesa che mi attivassero questo IP pubblico, me ne sono accorto perchè una mattina quando ho acceso il PC mi sono accorto che l’indirizzo IP che mi veniva segnalato all’interno del pannello del sito speedtest.net era diverso.

Quando infatti avete un IP della rete Fastweb probabilmente sarà della forma 10.xxx. , o almeno il mio era così. Quella mattina invece era diventato 2.xxx.
Ho fatto qualche verifica ed ho scoperto che esiste anche se si fa davvero fatica a trovare, una pagina di Fastweb che ti dice il tuo IP.
Ho scoperto che gli altri siti che mi provavano a dire il mio IP come per esempio www.whatismyip.com fino a quando non ho avuto l’ip pubblico me lo dicevano errato!

Insomma, tutto aposto! Invece NO!
L’attivazione dell’IP pubblico è avvenuta di sabato pomeriggio. La mattina dopo, niente più connessione.
Come ogni buon NERD che si rispetti inizio con il disattivare e riattivare la scheda di rete, riavviare il router dal pannello del browser, riavviare il router manualmente, spegnere il router staccare la corrente contarefinoatre e poi riaccenderlo…niente.

E allora chiamo il 192193, che poi è il numero verde Fastweb, la vocina mi dice ciao carotapacioccia stai per sborsare un sacco di soldi col tuo smartphone! Ed infatti aspetto 14 minuti in linea prima di riuscire a parlare con un operatore.
Molto pazientemente gli spiego il mio problema, già conscio del fatto che se non avevo più connessione il problema era dovuto al fatto che c’era stato questo cambio di associazione di IP.

E lui bello bello che mi dice?
“Si colleghi alla pagina http://registrazione.fastweb.it ”
Ma come… dico io, le ho detto che non ho accesso a internet…
“Si ma lei stia tranquillo che questa pagina la raggiunge”
Ed infatti si carica una pagina che mi chiede di reinserire l’indirizzo mail con il quale mi sono registrato a fastweb.
Lo inserisco nel form, premo invio.

Fatta.

TuttoAPosto.

BastavaQuesto.

Ma dico io, porcapaletta… Ma ditelo no!?!?

Ecco insomma, se finisci su sta pagina perchè vuoi attivare l’IP Pubblico di Fastweb, fai pure, che è comodo… SOLO! Ricordati di questa paginetta qui:

http://registrazione.fastweb.it/

Ciao!

Noam Chomsky – 10 modi per capire tutte le menzogne che ci dicono

La necessaria premessa è che i più grandi mezzi di comunicazione sono nelle mani dei grandi potentati economico-finanziari, interessati a filtrare solo determinati messaggi.

1) La strategia della distrazione, fondamentale, per le grandi lobby di potere, al fine di mantenere l’attenzione del pubblico concentrata su argomenti poco importanti, così da portare il comune cittadino ad interessarsi a fatti in realtà insignificanti. Per esempio, l’esasperata concentrazione su alcuni fatti di cronaca (Bruno Vespa é un maestro).

2) Il principio del problema-soluzione-problema: si inventa a tavolino un problema, per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Un esempio? Mettere in ansia la popolazione dando risalto all’esistenza di epidemie, come la febbre aviaria creando ingiustificato allarmismo, con l’obiettivo di vendere farmaci che altrimenti resterebbero inutilizzati.

3) La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socio-economiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4) La strategia del differimento. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, al momento, per un’applicazione futura. Parlare continuamente dello spread per far accettare le “necessarie” misure di austerità come se non esistesse una politica economica diversa.

5) Rivolgersi al pubblico come se si parlasse ad un bambino. Più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende ad usare un tono infantile. Per esempio, diversi programmi delle trasmissioni generaliste. Il motivo? Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni, in base alla suggestionabilità, lei tenderà ad una risposta probabilmente sprovvista di senso critico, come un bambino di 12 anni appunto.

6) Puntare sull’aspetto emotivo molto più che sulla riflessione. L’emozione, infatti, spesso manda in tilt la parte razionale dell’individuo, rendendolo più facilmente influenzabile.

7) Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità. Pochi, per esempio, conoscono cosa sia il gruppo di Bilderberg e la Commissione Trilaterale. E molti continueranno ad ignorarlo, a meno che non si rivolgano direttamente ad Internet.

8) Imporre modelli di comportamento. Controllare individui omologati é molto più facile che gestire individui pensanti. I modelli imposti dalla pubblicità sono funzionali a questo progetto.

9) L’autocolpevolizzazione. Si tende, in pratica, a far credere all’individuo che egli stesso sia l’unica causa dei propri insuccessi e della propria disgrazia. Così invece di suscitare la ribellione contro un sistema economico che l’ha ridotto ai margini, l’individuo si sottostima, si svaluta e addirittura, si autoflagella. I giovani, per esempio, che non trovano lavoro sono stati definiti di volta in volta, “sfigati”, choosy”, bamboccioni”. In pratica, é colpa loro se non trovano lavoro, non del sistema.

10) I media puntano a conoscere gli individui (mediante sondaggi, studi comportamentali, operazioni di feed back scientificamente programmate senza che l’utente-lettore-spettatore ne sappia nulla) più di quanto essi stessi si conoscano, e questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un gran potere sul pubblico, maggiore di quello che lo stesso cittadino esercita su sé stesso.

FONTE : http://www.linkiesta.it/print/120411

Define: SEO

Ho recentemente avuto il piacere di ricevere da un noto SEO Italiano +Andrea Pernici una richiesta un po’ speciale…

Qual’è la tua definizione di SEO?

La sfumatura che si cala dietro la sua richiesta è, per chi ne sa apprezzare il sapore, molto interessante.

Dentro a queste TRE lettere si racchiunde un mondo vastissimo, di professionisti e aspiranti tali, di persone colte e di fatucchieri,

La SEO (il link ti porta alla pagina dove comparirà anche la mia definizione!) non è qualcosa che solamente la si può vivere da dentro, quando ci si lavora, ma crea un Eco attorno a se molto interessante.

Un’eco misteriosa, che aimè da proprio spazio ai SEO-Fatucchieri, è però comunque interessante vedere l’enorme divario che c’è nella percezione delle persone che non se ne occupano

in prima persona, che vedono davanti alla loro possibilità di apprendere quest’arte, un muro invalicabile fatto di tremendissima ed inarrivabile scienza.

Avendo un background informatico forse arrivare a capire le parti più intime che compongono la SEO non è per me poi così inarrivabile, però ho la fortuna di riuscire anche ad averne abbastanza distacco da intravvedere come se ne fossi lontano, i suoi vari elementi componitivi.

E’ particolare quando si lavora su un progetto accorgersi che ci si sta spingendo in profondità in questi elementi “finiti” di attività che compongono una ottimizzazione SEO.

Ed è facile rendersi conto che il rapporto causa effetto di alcuni interventi sia molto più semplice, più arrivabile di altri.

Credo che chiunque stia leggendo questo articolo capisca il senso di dare come titolo alla pagina una frase che ne riassuma il contenuto, è un modo a noi umani molto comune di riassumere le cose… ed è molto facile intuire che se noi “passiamo” qualcosa poi ci sarà “qualcuno” (o melgio qualcosa) che analizzerà i nostri dati e gli darà un peso.

Mano a mano però che ci allontaniamo da concetti comprensibili tendiamo ad avvicinarci all’inormatico esoterico…
Ci chiediamo quanto sarà importante mettere la parola chiave che mi interessa in grassetto, e cerchiamo di ragionare su come addirittura “soppesare” questi interventi, spesso all’interno di progetti corposi per i quali alla fine della fiera quel grassetto davvero non valeva nemmeno il tempo di esser ragionato.

Capire la SEO non serve per forza per diventare SEO, ma può aiutare a capire come muoversi quando si ha a che fare con il mondo “online”.

Per esempio nella mia esperienza personale di atleta marziale, aver capito come funzionava un passo nel tai-chi chuan mi ha permesso di muovermi con fluidità mentre praticavo in Aikido lo stesso passo…era la stessa identica cosa, serviva alla stessa identica cosa, ma la si applicava in un contesto diverso.

E così credo sia in tutta la nostra vita.

Impariamo con più facilità le cose di cui abbiamo già avuto percezione in passato, con le quali possiamo fare dei collegamenti del tutto nostroi e che ci rendono in grado di fare questo immenso universo, finalmente NOSTRO.

 

Per me la SEO: è la disciplina informatica che si occupa dell’ottimizzazione dei siti web al fine di dare valore aggiunto al business dei propri clienti online. Un SEO non guarda solo “dentro” al sito web, ma lo vede come uno degli elementi che costituiscono il mix degli strumenti di marketing a disposizione, cerca di bilanciare le attività da svolgere con il budget a disposizione al fine di massimizzare i risultati.
Essere SEO per me significa essere come uno Chef.
Per fare dei buoni piatti bisogna saper scegliere il giusto mix di ingredienti da cucinare ai propri clienti.
C’è chi serve cibi precotti, veloci da preparare ed insaporisce con salse di dubbia provenienza…c’è chi sceglie solo ingredienti genuini, senza controindicazioni per chi si siede alla sua tavola e che per preparare buoni piatti chiede il tempo che serve…

Il SEO Zen :
“Si Aspetta il cambiamento,
accetta il cambiamento,
si adatta al cambiamento,
adotta il cambiamento.”

Se come SEO la pensi così: “la SEO è uguale per tutti… per me un po’ di più”
Allora sei quel tipo di Chef a cui non darei mai in mano la dieta dei miei figli.

Ho notato che nella lista SEO di Andrea Pernici qualcuno prima di me ha già parlato di cibo… sarà stata la co-occorrenza del sopraggiungere dell’orario di pranzo? 🙂

 

Fino ad oggi ho incontrato molte persone che lavorano in questo bellissimo mondo, è un modo in parte ignoto e questo lo rende affascinante ed “infinito

Ho avuto modo di incontrare SEO Fatucchieri ed ho avuto modo di incontrare anche chi mi ha reso in grado di capire dove queste “magie” erano bacate…

Quale fosse l’origine del  loro stesso inganno
E’ stato davvero un qualcosa di molto interessante e devo ringraziare in particolar modo tre persone che mi hanno permesso di trovare le incrinature di quello specchio magico:

Marco Quadrella, Andrea Pernici, Giorgio Taverniti.
Grazie ragazzi, davvero.

La cosa interessante è che davvero le regole del gioco sono sempre le stesse, se vuoi cambiarle puoi farlo… ma se non giochi con le regole di tutti poi non ti lamentare se qualcosa va male.

A+B=C , B+A=C.

Non se ne scampa.
Se credi che “con il tuo particolare stratagemma” riesci a far dare più valore a C cambiando l’ordine degli addendi.. qualcosa ti sta sfuggendo di mano.
Riparti da capo e cerca di ritrovare la strada.

COMUNICATO STAMPA su Israele e Palestina.

COMUNICATO STAMPA del Forum trentino per la pace e di Pace per Gerusalemme su Israele e Palestina.

Dieci anni fa, il 9 Luglio 2004, la Corte Internazionale di Giustizia emanava un’importante sentenza sul conflitto israelo-palestinese e dichiarava illegale il muro costruito da Israele. 
La Corte decise di pronunciarsi nonostante la contrarietà di un gran numero di stati, compresi Stati Uniti e Unione Europea, affermando così che il conflitto deve essere regolato e giudicato dal diritto internazionale e che gli attori politici e gli Stati non sono onnipotenti, ma devono rispettare regole, principi, valori che l’umanità si è data per assicurare la convivenza pacifica ed il rispetto dei diritti.
Il Forum trentino per la pace e i diritti umani ricorda tale sentenza, in questo mese di luglio, con un semplice manifesto esposto in molti luoghi pubblici e negozi di Trento e Rovereto. 
Quella sentenza, infatti, è un documento fondamentale per capire e affrontare in modo corretto il conflitto che si sta nuovamente scatenando in Israele e Palestina. Le drammatiche notizie che ci arrivano tramite i mezzi d’informazione ci colpiscono emotivamente e ci spaventano, ma raramente sono accompagnate da approfondimenti che ci aiutino a capire il cosa e il perché. 
Quella sentenza dice invece chiaramente quali sono i nodi del conflitto e da lì ci sembra importante ripartire, se si vuole trovare una qualche via d’uscita. 
Innanzi tutto la Corte precisa che tutti i territori al di là della linea verde (linea di armistizio del 1949) sono territori occupati; Israele è quindi Potenza occupante e come tale vincolata al rispetto delle regole stabilite dal diritto dei conflitti armati. Da ciò consegue anche che il popolo palestinese è titolare di un diritto all’autodeterminazione, che non deve essere compromesso con modifiche del territorio e della composizione demografica; ciò significa che la Potenza occupante non può trasferire parte della propria popolazione nei territori occupati e che, quindi, gli insediamenti dei coloni in Cisgiordania sono illegali. 
Per quanto riguarda il tracciato del muro, la Corte nota che esso include circa l’80% delle colonie installate da Israele nei territori occupati. Il tracciato del muro costituisce perciò una grave violazione del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese e una “annessione di fatto”. Tale tracciato comporta, inoltre, conseguenze negative sulla popolazione palestinese, in termini di restrizione delle libertà di circolazione, di accesso alle cure mediche, all’istruzione, al lavoro e di tutela della proprietà.
In conseguenza di tale illegalità del muro, la Corte stabilisce che Israele ha il dovere di arrestarne la costruzione e di smantellarne la parte già costruita; e i palestinesi hanno diritto di vedersi restituiti i beni espropriati e di essere risarciti del danno subito.
Infine, poiché il diritto internazionale è vincolante per tutti, la Corte individua anche le responsabilità e gli obblighi degli Stati terzi, i quali non devono riconoscere l’illegale situazione risultante dalla costruzione del muro e non devono aiutare Israele a mantenere in essere tale situazione. 
Purtroppo la sentenza del 9 luglio 2004, come molte altre, è rimasta inascoltata e non attuata. In questi ultimi dieci anni Israele ha continuato a costruire colonie illegali e a trasferire la propria popolazione, a costruire il muro e ad espropriare e inglobare nuovi territori, rendendo praticamente impossibile ricreare una unità territoriale che possa diventare uno stato per i palestinesi, come era previsto dalla Risoluzione Onu del 1947. 
Riteniamo comunque fondamentale fare memoria di quel pronunciamento chiaro e coraggioso della Corte Internazionale di Giustizia, sia per evitare un approccio puramente emotivo e superficiale al conflitto, sia perchè una corretta conoscenza di quanto a livello internazionale è dichiarato legale o illegale, giusto o ingiusto, ci può aiutare a capire la realtà, a informare correttamente, ad orientare le scelte della politica, spesso assente e pavida su tali questioni.

Erica Mondini, presidente dell’associazione Pace Per Gerusalemme Onlus
Massimiliano Pilati, presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani

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-Salve scusi telefonavo in merito alla mail che ho inviato
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-guardi non ho ricevuto nessuna mail
-come no ? L’ho mandata ancora ieri
-a che mail ha scritto scusi?
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